sabato 1 settembre 2018

Tempo di raccolto



FINALMENTE SETTEMBRE!! Adoro questo mese.
Il mese di Agosto è stato così: pioggia al pomeriggio quasi ogni giorno. Non mi è dispiaciuto, anzi, ne sono stata contenta. Se ripenso all'anno scorso, quando tutto bruciava, mi dico che quest'anno siamo stati graziati, e la natura risponde alla pioggia felice e rigogliosa. 
Ma eccomi qua, alla fine dell'estate (anche se è ancora caldo): questo è il momento magico che apre la porta dell'autunno, tempo degli ultimi raccolti estivi, della mietitura e trebbiatura dei cereali, tempo del pane e della vendemmia, dei girasoli e delle pannocchie arrostite. E' uno dei momenti più sacri dell'anno poiché è da questi raccolti, insieme a quelli del grano di Giugno, che dipende la nostra sussistenza per i mesi a venire. Ed è quindi tempo di verificare il proprio personale raccolto, e tirare le somme. Per noi che non siamo agricoltori, si tratta di un raccolto diverso da quello della frutta e dei cereali.
Questo, che sta andando verso la propria fine di pari passo al tramonto dell'abbagliante e caldo sole estivo, é stato il mio Anno Sabbatico, e ora è arrivato il momento di chiuderlo per controllare le ceste, in attesa del nuovo giro di ruota. 
Ho cercato con tutta me stessa di attenermi alle regole che mi ero data a fine Ottobre, e non è stato facile quando la realtà intorno provava in tutti i modi a remarmi contro.
Sono stata bravissima a non farmi tentare dal prendere qualche impegno (tipo: pagare per prenotare un seminario, iscrivermi ad un corso, impegnarmi con me stessa per un progetto ecc... ecc..) e garantisco che ci sono stati ampi e incredibili momenti di vuoto, e sono stati importantissimi. Difatti ho imparato che più spesso di quanto non si creda si cercano dei modi per riempirlo e per non affrontarlo. Io invece quest'anno ci sono passata dentro, e ogni volta che cercavo un pretesto per riempirlo mi dicevo "no, ferma. Ascolta!". Sono anche una persona molto curiosa, che è anche il motivo per cui ho sempre voluto conoscere certe realtà o partecipare a seminare relativi ai miei interessi, per cui tenere per questi mesi la mia curiosità a freno non è stata un'impresa facilissima. Il momento più duro è stato nei mesi invernali. Ed io, accompagnandomi con il tamburo, piano e lentamente (sto in un condominio), cercavo di entrare in quel vuoto, per scoprire se lo era veramente, e per poi capire che nel mondo il vuoto non esiste, c'è sempre qualcosa, magari di impalpabile e trasparente, che lo riempie. Se non ci ostiniamo a metterci dentro sensazioni, gioie forzate, autoconvincimenti, o, come vedo spesso, emozioni forti, ego, litigi, invidie, antipatie, ed altre turbe di vario tipo, andandone a caccia o creandole quando non esistono, allora ci pensa l'Universo, che riempie di sé ogni cosa, con la sua energia vitale racchiusa in un semino d'amore. Ed io, che l' "energia" dovrebbe essere il mio pane quotidiano, come mai non me ne ero accorta? Perché sono umana, e come tutti gli umani, inconsapevolmente, su alcune cose manco di fiducia, e cerco di fare da me quello che credo non verrà fatto da niente altro. Nel momento in cui trovi quel semino invece, ti accorgi che non ti serve niente, e che non c'è alcun posto dove devi andare, niente da inseguire, niente da raggiungere. Hai già ciò che ti serve, e sei esattamente nel posto giusto. Si chiama  Essere. E si chiama Fiducia. Questa è stata la prima spiga piena di chicchi che ho messo nel cesto.
E' stato ancora più difficile "viaggiare leggeri". Avevo una testa piena di nozioni, tecniche, metodi, ricerche, studi, ecc... ecc... e comandare alla mia testa di spogliarsi di tutto, di metterli da parte se non proprio, per alcune cose, liberarsene, dopo tutto il tempo che ci aveva messo per assimilarli, è stato come dire ad un bambino di dare via il suo giocattolo dopo che lo aveva finalmente conquistato. Ma anche questo è stato importante per rendermi conto di cosa era utile per la mia realtà vera quotidiana e cosa invece era solo un costrutto inutile e macchinoso se non pura suggestione. Non mi riferisco alla "MIA" Avalon ovviamente, che essendo scaturita dal cuore nel cuore resta. Di tutto quello che ho messo in discussione molto si è salvato, ed è tutto quello che è più vicino alla conoscenza concreta. Il resto lo recupererò se mi andrà di farlo, ma con una consapevolezza nuova sul suo effettivo valore. Per ora sta nel magazzino, mentre le mele buone sono già nella cesta.
Riguardo il rivolgere tutta l'attenzione a me stessa, è stato più facile di quanto pensassi. Dopo un primo periodo in cui l'istinto mi portava a mettermi da parte a beneficio di altro/altri, ho imparato subito. Non sono mai stata una che rinuncia a se stessa, ma certe volte ci si sente in "dovere". Ad ogni modo, la mia indole, vera, da  orsa (in senso metaforico, non in senso sciamanico), mi è venuta subito in aiuto, ricordandomi la promessa fatta a me stessa per quest'anno. Ho avuto così modo di comprendere quanto sia importante segnare un proprio spazio animico tutto intorno a se stessi, dotato di una sua chiara linea di demarcazione invisibile all'interno del quale nessuno deve entrare, che nessuno può oltrepassare, dove nessuno può riversare le sue turbe, i suoi veleni, i suoi bisogni, i suoi sensi di colpa e le sue dita puntate, dove dobbiamo permetterci di essere sempre autentici, sia spiritualmente che concretamente, poiché in quello spazio spirito e realtà concreta non sono divisi, bensì uniti nell' Essere "veri". E' quello che la nostra anima chiede. Non è "facendo" i santi che ci si avvicina alla propria autenticità, ma tirando fuori dal baule le proprie ombre, comprenderle e scoprire se in esse c'è qualche parte di sè che era stata abbandonata nel baule, e se quelle nostre luci non sono invece il riflesso della luce di qualcun altro, un condizionamento fatto nostro ma non nostro. Questo non significa isolarsi, tutt'altro. E' proprio mantenendo e proteggendo questo costante e indistruttibile spazio di verità che potremo relazionarci con serenità, libertà e spontaneità anche verso il resto del mondo, nel modo che riteniamo giusto e in linea con ciò che siamo, liberi e senza tradire mai se stessi. Tali pensieri sono le "erbe curative" che ho messo nel cesto. Chi rispetta se stesso sa anche come rispettare gli altri e quindi la verità degli altri, e sa come non farsene travolgere. Chi cerca di riversare sugli altri le sue turbe (oggi poi, con i social… ma che lo dico a fare), chi cerca di cambiare gli altri, chi vuole convertire gli altri, chi vuole imporre il proprio pensiero, chi si arruffiana (magari verso chi era oggetto di sua maldicenza fino al giorno prima), chi impreca verso gli altri, chi si sottomette alle aspettative degli altri, solitamente è una persona che ha perso la sua verità, anche se non se ne accorge, e cerca negli altri la conferma del contrario.  Nessuno di noi nasce immune da questo atteggiamento, quindi richiede attenzione. 
Ovviamente in tutto questo c'è da considerare l'Ego: insomma, ce lo abbiamo tutti, e probabilmente serve a qualcosa. Ho sempre creduto che senza Ego non ci muoveremmo dalla poltrona, che senza "desiderio" il mondo sarebbe immobile. E' l'attaccamento ad esso che ci frega. E' l'Ego che ci spinge a creare, ad usare le nostre capacità e i nostri talenti, a farli conoscere, a farsi conoscere, ad aver cura di sé, a lottare per sé stessi, a raggiungere una meta. Questo è non solo sano ma, direi, indispensabile. Quando l'Ego vuole esibirsi, quando si ammanta di orgoglio, quando ti fa credere di essere il più saggio o tra i più "fighi" (scusate il francesismo) del mondo, quando ti convince di essere il salvatore dell'Universo, quando ti vuole sul piedistallo a tutti i costi, quando ti dice che quello che pensi è e deve essere oro colato per tutti, quando ti porta a vantarti ripetutamente per ogni cosa che fai o per ogni piccolo successo, quando ti illude di essere un genio o un guru anche se non sei Einstein o Amma e tutto quello che hai saputo fare nella vita è imparare il funzionamento di FB ed usarlo con i tuoi post polemici su tutto o in cerca di adepti (magari, per certi casi, paganti), quando ti metti in competizione, quando giudichi il pensiero, le scelte e l'agire altrui esaltando, per contro, il tuo pensiero le tue scelte e il tuo agire, allora è "malattia", quella della società odierna, che ti fa credere che se non appari, se il tuo nome non sale agli allori dell'Universo (magari coprendo quello degli altri), se la tua bellezza non sfavilla su tutte le copertine, se non hai un certo numero di seguaci (che non vuol dire "amici" ma sono certamente più gratificanti per l'Ego), allora non sei nessuno e la tua vita è stata insignificante e sprecata. Questo fa nascere dentro rabbia e "rodimento" interiore costante in chi ne è affetto, e uno sgomitamento continuo, anche se spesso vigliaccamente velato con l'ipocrisia, con coloro che sgomitano per lo stesso sgabello. Il confronto è sano, la competizione no. 
Confronto = "Mettere di fronte persone o cose, per conoscerne la somiglianza, le affinità, le differenze" (dalla Treccani online). Quindi, confrontare non significa affermare che qualcuno o qualcosa è migliore, superiore, più importante, più giusto di qualcosa/qualcun'altro. Il confronto è un'arricchimento. Temo se ne sia perso il significato, e lo si confonda con la competizione. 
Idem per quanto riguarda seguaci/amici: oggi, spesso, le due figure vengono confuse (anche perchè su certi social i "followers" sono indicati con la parola "amici"). Avere amici è sano, avere "seguaci" molto meno (anche se può essere redditizio), ma questa seconda modalità sta prendendo il sopravvento.
Amici = "viene dal latino amicus, simile ad amare" (sempre da Treccani) quindi qualcuno con cui c'è affetto, o confidenza, oppure a cui si vuole bene.
Seguace = "qualcuno che segue" .... ovviamente non c'entra niente con l'amico, e ha un carattere molto più opportunistico e/o servile, dipende dal contesto. 
Per far parte di quel contesto, i seguaci (più o meno consapevoli di esserlo), possono tenere vari atteggiamenti dichiarati di "amicizia" a cui nel tempo ho assistito: adorazione, esaltazione, ma anche antipatia, gelosia, ecc... dipende dall'opportunità. Nel tempo, ma soprattutto quando ero sui social, ho visto persone parlar male di qualcuno che poi invece, dopo un pò, esaltavano con ampie parole di elogio, probabilmente per essere accettate in un certo ambiente e in barba alla propria integrità.  E' l'Ego che spinge a certi atteggiamenti, se vede un possibile vantaggio, anche molto futuro, per sé, e magari per raccogliere un po' di consensi.  Ovviamente certi comportamenti vanno ad amplificare in modo esponenziale (e sbagliato) l'Ego di chi è oggetto degli elogi e dei seguaci.    
L'Ego quindi è come il pensiero: ci deve essere, è importante, ma va saputo usare. E' lì che si crea la personalità, ed è sano e naturale quando, tornando a quanto sopra sulla verità, non è derivato da convincimenti ricevuti da qualcun altro (a parte quelli su educazione e rispetto). Certo, siamo umani, a tutti piace ogni tanto vantarsi di qualche cosa o condividere festosamente un successo, e va bene, mica bisogna castrarsi! Ma credo che la rabbia (quando non si è subìto un torto), e certi atteggiamenti vanagloriosi, insistenti e ipercritici (verso gli altri, ma anche verso sé), non necessariamente insieme, siano un campanello d'allarme che nel nostro Ego qualcosa non va. Il problema è che l'Ego è anche abile a farti credere che tu non sei fra quelli. Ho analizzato questi aspetti dell'Ego prendendo come esempio atteggiamenti di amici (in carne ed ossa) e di fruitori dei social al tempo in cui vi partecipavo. Non l'ho fatto per giudicarli (ognuno fa quel che vuole), ma per avere uno specchio da usare per mettermi a confronto, e capire se alla fine in questa realtà non fossi io a sbagliare, sempre preoccupata di essere rispettosa e onesta con gli altri, anche perché paradossalmente il mio atteggiamento, in una società competitiva e spesso ipocrita, non paga. C'è sempre chi pensa di poterti mettere i piedi in testa se ti vede gentile, e ci resta male quando gli fai notare che non può (ed io sono una che, gentilmente, non la manda a dire): si agita, si adira, offende, ti "fanculizza", sul web ti "banna", ma mai gli viene in mente di dire "scusa", anche se nei suoi profili la tale o talaltra persona predica bellezza, fratellanza, amore, rispetto, con auliche parole che però, a ben guardare, sono rivolte quasi sempre a qualcosa di generico, di vago, o di lontano e sconosciuto, a qualcosa che non impegna, a natura, etnie, concetti,  ma mai applicato nella realtà concreta, verso chi/cosa specificatamente gravita nella propria vita reale. È un mondo di filosofi, bravi a parlare ma senza soluzioni concrete, innamorati di se stessi, che amano sentire solo la propria voce. Attenzione, non lo sto dicendo criticamente, no e no. Sto solo dicendo che è così (e non che sono tutti così, sia chiaro), e che mi sono chiesta se alla fine l'errore non sia mio. Per questo ringrazio chiunque sia stato spunto per le mie riflessioni. 
Da brava orsa, in certi casi ipercritica verso me stessa, non sono mai stata una seguace, e forse a volte nemmeno una buona amica. Ma sono certa di non essermi mai messa in competizione, per me il confronto è sempre stato una benedizione, e ho per natura lo spirito di competizione di un bradipo. Non so che farmene dei seguaci, ho sempre preferito essere ascoltata, e amo ascoltare, in un aperto scambio di idee, invece che far da guru a qualcuno che si aspetta di essere guidato in un sentiero personale che, secondo me, è solo suo e quindi solo lui/lei può conoscere. Lo dico: mi è stato anche chiesto. Ma non ho accettato, pensando che ci sono già, secondo me, anche troppe persone che camminano su percorsi di altri. Alla fine, credo che il mio Ego non è così male, ma aveva comunque bisogno di essere messo a punto, a dire il vero…. un pochino pacificato e ampliato. 
Funzionava così: 
"Ho raggiunto questo obbiettivo" (sì, ma sottovoce, per non sembrare altezzosa, e perché nessuno si senta in pericolo credendo che ti metti in concorrenza)
"Ho preso la tal certificazione" (sssshhhhh!!!!!!! Ci sono quelle che ce l'hanno con i certificati, fai finta di niente, non lo dire!!! Tienilo nascosto, questo demoniaco inutile oggetto del patriarcato americano!!!)
"Sono diventata maestra reiki dopo anni di impegno e pratica" (che sei matta!!?? Lo dichiari così!!….e infatti c'è stata subito quella che è venuta a sputare fango sul reiki)
ecc... ecc....

"La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. 
La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. 
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. 
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante e talentuoso?
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato nello sminuire sé stessi, cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo nati tutti per risplendere, come fanno i bambini. 
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. 
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. 
(di Marianne Williamson)

Ecco, l'Ego doveva essere ampliato così. 
Nessuno di noi brilla più degli altri, nessuno di meno. Ma non ha senso nascondersi affinché chi vuole brillare di più, chi pensa di confortare le proprie paure cercando visibilità a tutti i costi tramite il tentativo di offuscamento degli altri (con giudizi, opere, azioni, dita puntate, polemiche, critiche, maldicenze ecc...), possa non offendersi, non sentirsi sminuito, non sentirsi minacciato, diventare nostro nemico.  Alla fine, è un problema suo. Chi è sicuro della propria luce non teme quella altrui e non compete con essa. Non sta sempre a guardare e giudicare la vita e le scelte altrui. Mostra con gioia e semplicità esattamente ciò che egli/ella è. E bisogna ricordarsi che non siamo perfetti. Sbagliamo. Spesso. Tutti. Perdonare sé stessi ci rende più facile anche accettare e perdonare gli altri. Smettiamo di sembrare perfetti. Cerchiamo di essere autentici, è a questo che dobbiamo la nostra coerenza, non mettendo le catene ai pensieri. 
E' tutto quello che ho detto a me stessa, e so che non è facile, ci sto ancora lavorando, per quanto almeno sulla perfezione non ho problemi, essendomi sempre considerata una perfetta imperfetta, e ho sempre tenuto i pensieri liberi di cambiare invece che diventare dei fossili. 
E' un mondo pieno di abbondanza, c'è posto per la luce di tutti. Chi non lo capisce, non sa vedere e riconoscere l'abbondanza.

Alla fine, nonostante l'Anno Sabbatico, ho fatto un sacco di cose. Ho un dipinto in lavorazione (ma con gli "oli ad acqua" che non mi convincono), ho iniziato un ricamo, ho sperimentato molto con matite e colori, (mi scarica molto), ho scritto quaderni (e pagine Word), ho fatto un bellissimo viaggio in terre lontane che era in previsione per il futuro, ma con un po' di insistenza del Lupacchiotto, lo abbiamo anticipato, ho percorso strade nel bosco, ho nuotato in acque limpide e salate, ho respirato il silenzio sopra le montagne, ho accarezzato la neve, ho raccolto castagne e ghiande, ho ascoltato le antiche pietre, ho raccolto i fiorellini di brughiere del nord, mi sono seduta tra le foglie rosse a Novembre annusando l'arrivo del freddo e ho cercato di trasformare ogni momento in una occasione di ascolto e osservazione, sono andata in giro per boschi e praterie di montagna quasi ogni fine settimana. La natura cura, rilassa, amplifica il senso di libertà, pacifica. 
Ora il giro di Ruota sta per concludersi, e i sentieri vedranno di nuovo le foglie secche danzare nell'alito del vento d'autunno che odora di pioggia. 


31/8 - Ultimo giorno di mare d'estate, che annuncia la tempesta arrivata nella notte

4 commenti:

  1. Solo grazie! Non ho altro da dire dopo questa bellissima riflessione!
    Un abbraccio e a presto
    Silvia

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    1. Grazie cara Silvia. Un abbraccio a te e ci sentiamo :*

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  2. Ogni persona ha il suo carattere, e una storia alle spalle. Se sto in rete - parlando del web - è perché sono un tantinello EGOcentrica, probabilmente eccentrica. Il tuo discorso non fa una piega, anzi. E' proprio così. I post altrui, ti dirò, si leggono poco. Mentre io, mi prendo due o tre ore a settimana, per leggerli tutti (parlo dei contatti sui blog, su facebook, si sa, sarebbe complicato). Nonostante i miei commenti lasciano il tempo che trovano, almeno, mi dico, ho letto quello che scrivono gli altri. In rete, oggi più di ieri, si ama ascoltare "il suono della propria voce", questo è uno dei motivi, anzi il motivo principale, che mi porta a cancellare i miei regni/POST. Lasciamo perdere. Ogni persona ha il diritto di passare il tempo come più gli piace, ma, si sa, l'essere umano ama criticare il prossimo: che corso hai frequentato? Che titoli hai? Che lavoro fai? Chi sei? Credi nella Dea? Credi in Dio? Se poi, sei come me, e non utilizzi "oddea" o non fai ricerche/post di dee e di miti... sei un numero casuale con poca importanza. Sui blog potrei, e non che non lo faccia già ;), scrivere due cazzate e verrei applaudita per "la presenza", su Facebook devi essere sempre INCAZZATA come un'ape o allegra come una scimmia ammaestrata. Le maestrine, le maschere e gli arrabbiati vanno di moda. Se poi sei pure bella, basta una foto e hai 300 like. Oggi, più di ieri, non c'è dignità. Ho parlato pure io dei "cavoli miei", ma non "il giorno dopo l'evento". Oggi si gareggia a chi ha più morti e malattie in casa. Ed è vergognoso. Ma, poi, mi dico, che il web è lo specchio della nostra inciviltà, in cui le persone si offendono se non gli fai le condoglianze, se non parli dei loro problemi, se non le ammiri, se non ti inginocchi alle loro (in)competenze. La rete è lo specchio degli imbecilli, che oggi non si accontentano più di parlare al bar o per strada. Oggi ti devono ricordare che devi essere come loro: lavoratrice ammutolita, arrabbiata con i governi precedenti, pro o no vax e magari fedele a qualche religione/filosofia/congrega. Insomma, io, che al momento, mi occupo solo di casa, web, giardino sono poco o niente. E non importa che pure quest'anno abbia avuto periodi difficili, devi sempre "commentare" e applaudire gli incazzosi e i pagliacci (fuori o in rete è lo stesso). E io, anche quando critico qualcuno che "linko", trovo sempre il lato positivo. Fare complimenti sentiti è raro. Così è. Probabilmente sono andata fuori tema. Resta positiva. Ah... e sei sempre una Signora, io un po' meno ;). Baci.

    Scritto, come sempre, in velocità... altri baci

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    1. Sì, penso anche io che la gente non legge: la maggioranza mette un commento tanto per dire, che in realtà significa "ricordati che ci sono anche io". I tuoi post, al di là che qualcuno li condivida o no, sono sempre intelligenti e sinceri, per cui non dovresti cancellarli mai.
      Verissimo, le persone "si offendono se non gli fai le condoglianze, se non parli dei loro problemi, se non li anmiri, se non ti inginocchi alla loro (in)competenza". Come se la gente pensasse che gli altri non avessero i fatti propri a cui pensare, e la propria storia da scrivere anche se senza riflettori e glitter: come dici tu, tutti hanno una storia, anche gli invisibili.

      Grazie :*****

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