lunedì 17 settembre 2018

Guarire? La Natura non sbaglia mai



C'è un mondo segreto di piccole meraviglie (anche se spesso velenose) nascoste tra le foglie del bosco. Ma non restano celate per sempre: ad un certo punto fanno capolino tra le fronde secche e cadute, anche se continuano a "mimetizzarsi". 






Non sono un'esperta di funghi, l'ho già detto. Questi delle foto saranno pure tossici o mortali (ma la terza foto dovrebbe aver immortalato una "vescia", o così mi dicono). Di funghi non ne vado pazza e li digerisco male. Non li colgo, e non solo perché non ho il patentino di "fungarolo". Però mi affascinano. Hanno delle forme straordinarie, odorano di autunno, in alcuni casi hanno dei colori incredibili, e sono fondamentali per la vita dei boschi. Solitari, in famiglie, riuniti in gruppo o attaccati come balconi sui tronchi di alberi morti, sono sempre fotogenici. Quando li vedi pensi di aver scoperto un tesoro, e ti strappano un "ooohh" e magari un sorriso. Se poi sai distinguere quelli edibili, ti ci fai anche una zuppa ;DD (mai raccoglierli se non siete più che esperti, e quindi sicuri al 100%  di cosa state mettendo nel cesto!!!).
Passeggiando nel bosco puoi trovare un melo che nutre gli animaletti lasciando cadere i suoi frutti, eppoi la rosa canina, il prugnolo, il corniolo, il castagno, le fragoline, i lamponi. E' tutta una scoperta, ma bisogna guardare altrimenti tutto quel mix di alberi, cespugli, muschi, erba, ci potrebbe sembrare solo un mucchio di foglie verdi. Nel bosco si incontrano tutti i mondi: vegetale, animale, umano, celeste, sottoterreno, acqueo: alberi, prati, animali dei tre regni (aria, terra, acqua), insetti belli e brutti, torrenti e sorgenti, funghi (che non fanno parte dei vegetali), rocce, salamandre, la luce del Sole tra le fronde, e il mantello incredibilmente stellato del cielo notturno, magari con la Luna che parla con i lupi. Gli esseri umani ci passano, talvolta ci lavorano, più raramente ci vivono. 
La Natura selvatica aiuta a riscoprirsi. perché nel bosco non c'è trucco e non c'è inganno. Niente specchi, niente tacchi, niente abiti eleganti, niente indumenti scomodi, e non c'è altro modo di rapportarsi con l'ambiente naturale se non quello di tirare fuori un pochino di animaletto selvatico che alberga in noi. 
In mezzo al verde, al vento, ai suoni del bosco, al cinguettio degli uccellini, ai colori delicati dei fiorellini sui prati, ai tappeti di foglie cadute, al rosso dell'autunno, al grigio silenzioso dell'inverno, la natura rigenera, insegna, pacifica, conforta, riempie gli occhi di meraviglia e "guarisce" il cuore, se mai ce ne fosse bisogno, se la mente fosse in tumulto, se ci serve un modo per guardarci nello spirito, se dobbiamo recuperare l'anima frammentata. Non è un caso che molti monasteri venivano costruiti in luoghi isolati, in mezzo ai boschi, e che siano luoghi amati da chi pratica yoga e meditazione. A volte, con i suoi pericoli, la Natura ci mette alla prova.

Guarire: una parola "abusata", nonostante la legge stabilisca che può essere utilizzata solo in merito all'ambito medico (fisico e psicologico), e invece viene pronunciata non solo metaforicamente (che ci sta), ma anche in merito a cose indefinite e indefinibili, (un esempio: ferite ereditate dagli antenati, passato patriarcale, dispositivi immateriali alieni ecc...), spesso dal carattere spiritualeggiante, per cui nessuno potrà mai dimostrare il contrario. 
Sono stati creati un numero imprecisato di percorsi per "guarire". Qualcuno sta cercando di convincerci che siamo tutti malati. Quando frequentavo i social, ogni giorno arrivavano inviti a cerchi e seminari in cui mettere in piazza il proprio privato come nell'anonima alcolisti. Spesso si parla di guarire il femminile, come se noi donne fossimo tutte malate. 
Corsi, seminari, workshop, percorsi spirituali, sciamanici, psichici (gestiti da non psicologi), con la "guarigione" come pretesto, vengono letteralmente creati di continuo. Raramente si basano su pratiche antiche e consolidate. Talvolta il termine guarire è travestito da altre parole, ma il senso resta quello. E va bene, ognuno fa ciò che vuole. 
Ma esattamente da cosa dobbiamo guarire? Non si sa. Nessuno lo specifica chiaramente, al massimo c'è chi accenna a questioni indefinite tanto quanto l'ambito in cui si muove. Si crea il malato per potergli vendere la cura, che solitamente dura per una vita, poiché se non sai da cosa nello specifico stai guarendo, non saprai nemmeno se e quando sei guarita.

Guardiamo alla realtà: non siamo tutti malati (a meno che non ci venga diagnosticato qualcosa da specialisti o non si abbia subito un trauma), non c'è nulla da guarire, perlomeno non in quel senso.
E' proprio pensando di avere "qualcosa da guarire" che anche le persone sane rischiano di ammalarsi anche nel corpo.
Non è una malattia avere una vita banale. Non è una malattia non desiderare di cambiare il mondo (cambiarlo secondo l'idea di chi, fra le tante?). Non è una malattia essere come siamo. Non è una malattia il passato. Non è una malattia la eventuale difficoltà del presente. Non è una malattia se ami il tuo antro più di un viaggio. Non è una malattia se non ti metti in qualche gruppo di pseudoribelli per rivoluzionare la società. Non è una malattia se nella vita non sei riuscito a realizzarti come sognavi o se non hai mire da leader. Non è una malattia se sei un ragioniere invece che un archeologo. Non è una malattia considerarsi importanti ne più ne meno di qualsiasi persona. Non è una malattia dedicarsi ad una vita creativa, ad una casa, ad un "giardinorto", alla cucina, ad un lavoro semplice, a stare in pace, invece che volere il sensazionalismo a tutti i costi. Non è una malattia essere persone educate e rispettose invece di esprimere liberamente sempre e ovunque con chiunque ogni rabbia, odio, ego, nevrosi, e se le tue battaglie riguardano solo la tua vita e quella della tua famiglia invece di andare a spada sguainata contro i mulini a vento. Non è una malattia non essere "speciali", e forse essere invece più timidi e riservati, (ma chi stabilisce chi è speciale e chi no?). La vita ha i suoi alti e bassi, ma non è una malattia: è la vita! Se ci sono delle frustrazioni, non devono essere guarite ma semmai elaborate, come qualsiasi sentimento negativo. Fa parte di quegli alti e bassi di cui parlavo sopra. 
Non c'è niente da guarire. La vita è così, che ci piaccia o no: un momento dopo l'altro, a volte bello a volte brutto, un susseguirsi di gioie e dolori, di successi ed errori, di sicurezze e dubbi, di coraggio e paure, di serenità e delusioni. Siamo imperfetti, non malati. Il guaio è che rinneghiamo noi stessi per inseguire stereotipi. Invece dobbiamo amare lo stesso ciò che siamo, perché è tutto ciò che abbiamo. Piuttosto che perdere noi stessi nella convinzione di dover guarire da qualcosa, e forse regalando soldi a venditori di fuffa, scegliamo invece, semplicemente, di migliorarci. Siamo figli della Natura, e lei non sbaglia mai.

Ecco: la Natura ci viene in aiuto, con la sua bellezza, il respiro pulito, le piccole meraviglie nascoste, i grandi e ariosi spazi. Non è solo maestra. Ci aiuta a ritrovare l'armonia, a ricreare il silenzio interiore, è una ispirazione. E non costa niente.

La vita in fondo è un cammino verso la conoscenza di Sè. Quante volte diciamo "ho trovato una forza/modo/soluzione che non mi sarei mai aspettata" (ma non siamo pentapolari!), e quante volte invece, sbagliando, diciamo "io sono così". E' quel "sono" che è sbagliato. Al massimo diventiamo, facciamo, acquisiamo un titolo, o un nome, ma non è mai quello che SIAMO. Il fatto è che dentro di noi ci sono potenzialità infinite, e quindi non potremo mai conoscerci fino in fondo. La vita è un cammino verso Sè stessi, un cammino che dura una vita, ma non potremo procedere verso un maggior senso di completezza se non rinnoviamo il patto con la Natura e non ritroviamo un senso di armonia con Essa, poichè è parte di noi, è noi e quindi, come ogni essere vivente e ogni cosa esistente, noi siamo Lei.  
Personalmente, ogni Novembre apro un Diario dell'Anno, a volte rigenerando un vecchio quaderno. Ci annoto pensieri, riflessioni, intuizioni, scoperte, momenti, sentimenti, gioie o delusioni. Lo disegno (con disegni semplici, tipo quelli dei bambini grandi, servono giusto per annotare ciò che non voglio scrivere), ci attacco foto o immagini evocative, ci appunto frasi interessanti che ho sentito in un film o letto in un libro e che mi sembrano cucite per me in quel momento. Lo scrivo con le penne nera e rossa, che unite al foglio bianco rappresentano i tre colori di Avalon, e mi ricordano che la vita è luce e ombra insieme, con la intrinseca natura amorevole che li unisce. Verso Ottobre lo sfoglio e con gli ultimi 4 fogli del quaderno stesso, faccio un riassunto di quello che ho imparato e di quello che mi è ancora utile ricordare. Tutto il resto lo butto, anzi: lo trito. Il passato non deve restare ad ostacolare il presente. Poi inizio a preparare un altro quaderno per il Novembre che sta arrivando, e in fondo ad esso, internamente, appendo i quattro fogli (il punto da cui ripartire), o li inserisco nella taschina, se c'è (molti quaderni oggi ce l'hanno). Trovo che fare questo Diario dell'Anno, sia molto nutriente. A volte mi aiuta a riorganizzare i pensieri.
Ovviamente molte immagini sono tratte da scatti della natura, stampati malissimo e su carta normale, ma il loro scopo è quello di fare da promemoria, tanto andranno tritati in quanto incollati al quaderno. 


Ecco, così, ma l'immagine è presa da Pinterest. Non posso postare il mio diario: è segreto! ;)

4 commenti:

  1. Ciao cara,
    Giungo a questo incantevole blog tramite quello di Simona :)
    Ti faccio i miei complimenti, è un angolo accogliente e..non so, mi fa sentire a casa! Se non ti dispiace ti aggiungo alle mie letture e ti seguo, sperando che passerai anche tu dalle mie parti!
    E comunque sì, la Natura è una costante nella nostra vita che non dovremmo mai sottovalutare. Mi ha salvata più volte quando pensavo che tutto fosse perduto (in uno di quei alti e bassi che descrivi). È davvero così.
    A presto spero, un abbraccio!
    Diana.

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    1. Grazie Diana!
      Ma certo che passo da te.
      Ricambio l'abbraccio

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  2. Amo i tuoi post, si sa. Mio suocero ti direbbe il nome dei funghi, anche quelli velenosi, il terzo sembrerebbe una vescia. Mi piace il tuo modo di ragionare, soprattutto quando parli di "cammino", forse è così. Mi piacciono anche le tue "tradizioni", quella sorta di diario invernale, che apre e chiude un ciclo. La consapevolezza è un punto di arrivo, che a dir la verità non ho raggiunto. La felicità e la tristezza convivono in me e me ne faccio una ragione. Forse, mi dico, sono restia a staccarmi dalle mie (in)sane abitudini, chissà se mi spiego. Il discorso dell'essere speciali è vasto, non è detto che una persona tranquilla lo sia o non lo sia. Chi decide cosa/chi è speciale? Spesso siamo troppo concentrati su noi stessi per comprendere quanto l'altro o quello che ci circonda sia - davvero - speciale. In ogni caso, io mi rammarico ogni giorno di non essere speciale... ;) Ah... oggi sono "specialmente" ripetitiva. :*

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    1. Grazie Simo. :*
      Eh sì, hai ragione, chi può decidere cosa e chi è speciale? Forse, a modo suo, ognuno lo sarebbe se la mente, con le sue negatività, non trasformasse le persone.
      Ad ogni modo, la nostra cultura ci ha abituato a pensare che siano speciali solo quelli che stanno sotto ai riflettori, o fanno qualcosa di "speciale", o che hanno qualche dote straordinaria congenita. Questa parola può avere così tante sfaccettature che le virgolette sono d'obbligo. ;*

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