lunedì 20 agosto 2018

Sulle tracce di Re Artù - parte quinta: Avalon



Avevo già parlato di Glastonbury in un articolo di molto tempo fa (vedi qui ). Oggi però, dato che ci sono andata seguendo la leggenda, ad essa e a niente altro mi attengo. 
Riprendiamo il filo del discorso. Nel Medioevo alcuni monaci affermarono di aver trovato per caso, scavando nei giardini della propria abbazia, la tomba di Re Artù e Ginevra. Nessuno ne ha mai visto i corpi, né i reperti del ritrovamento, ma dato che erano monaci, sono stati creduti. Glastonbury si trovava in un ambiente nebbioso e paludoso (ecco perchè "isola"), e aveva questa strana collina, con i fianchi scolpiti con dei solchi che formano un labirinto. Evidentemente questo luogo è considerato sacro fin dalle epoche preistoriche, il Tor era il grande "altare" cerimoniale di qualche antico culto pagano, e data la presenza del labirinto, spesso associato al grembo femminile, probabilmente questa collina era vista come un grande tumulo che fungeva da porta per le anime di chi moriva e di chi rinasceva, grembo di vita e morte. Salire sul Tor è una esperienza che colpisce il cuore. Durante la salita si abbandona il passato, durante la discesa si guarda al futuro. Lassù, sulla cima, si medita e si ascolta l'anima mentre ci si connette alla Terra e alle energie di questo luogo. Nel sentiero per la cima del Tor ci sono delle panchine, dove fermarsi ad osservare, ascoltare, radicarsi, meditare. Si dice che quando il velo tra i mondi si alza, Gwyn up Nudd, il signore dell'aldilà, esce per raccogliere le anime, con il suo cavallo bianco dagli occhi e le orecchie rosse e una muta di cani. La torre che svetta sulla cima della collina è ciò che resta della chiesa dedicata a San Michele, costruita qui per sventare qualsiasi tentativo di culti pagani, dopo che un incendio la distrusse. La leggenda cristiana narra che Giuseppe di Arimatea, arrivato qui con il Graal, lo seppellì proprio in questa collina. Sulla facciata della torre c'è un bassorilievo che rappresenta Brigid con una mucca. 








A sinistra dell'entrata del sentiero che porta al Tor, sulla strada, c'è una delle due sorgenti curative e sacre di Glastonbury: la Fonte Bianca, chiamata così per le sue acque calciche che lasciano residui bianchi. Non si possono fare foto all'interno della "cisterna" (le due foto sotto sono esterne), ma è tutto buio, c'è  una nicchia dove molti suonano e meditano e una grande vasca con ai lati dee e candele accese. E' incredibilmente suggestivo e di certo favorisce l'interiorizzazione. L'acqua è gelata e l'ambiente freddo e umido. Chi vuole può farci il bagno anche tutto nudo (così dicono i cartelli), ma ovviamente con garbo e senza esibizionismi, data la sacralità del luogo. Io non ho visto nessuno immergersi, ma bagnarsi un po', accendere candele e pregare è una prassi di chiunque entra in questo luogo. Rispetto a quando vi andai 11 anni fa, l'ho trovata molto cambiata, ancora più affascinante, mistico e intimistico.




Interno Fonte Bianca: foto del Lupacchiotto, che non sa leggere l'inglese, prima che lo avvertissi


Di là della strada troviamo l'altra fonte: Chalice Well o fonte rossa, dato che le sue acque ferrose tingono tutto di rosso. I giardini sono bellissimi, curatissimi, ed è un luogo di prodondo silenzio e meditazione in cui è assolutamente richiesto rispetto. Anche l'acqua di questa fonte è ritenuta estremamente curativa. Per entrare si paga, ma il biglietto vale per tutto il giorno: si può uscire e poi rientrare quando vogliamo. 








Ed eccola la tomba di Re Artù. Qui, nella Glastonbury Abbey, i monaci fecero il loro "ritrovamento" (mai dimostrato). E dato che la leggenda racconta del viaggio di Artù morente verso Avalon, Glastonbury è ritenuta la sacra isola delle mele dove si manifesta l'adilà divino e dove abitavano le sacerdotesse e i druidi di antichi culti legati alla Terra. Dell'abbazia oggi restano solo i ruderi, ma è molto bella e spettacolare da vedere. Si paga un ticket, e dato che ci sono i giardini la gente si trattiene per molte ore. La "statua" di giunchi con i nastri appesi è in un bellissimo meleto. Daltronde ad Avalon le mele non possono mancare.








Passeggiando per Glastonbury ho trovato questa particolare cappella, la St Margaret Chapel. Si visita in pochi minuti, ma vale la pena. 




 In fondo al paese si trova la collina di Wearyall Hill, nota non solo perché è parte del "corpo della Dea" che è il territorio di Glastonbury, ma perché sopra c'era un biancospino molto speciale: sembra che sia scaturito dal bastone di Giuseppe di Arimatea, che lo piantò su questa collina quando arrivò in questa terra sacra. Il bastone col tempo divenne un albero e, come d'uso, tutti ci appendevano dei nastrini. Purtroppo qualche anno fa dei vandali, in piena notte, lo tagliarono, e questo è ciò che resta di quell'albero leggendario. Il paesaggio è incantevole. 




Le odierne e nuove Sacerdotesse della Dea hanno costruito in questo luogo un vero e proprio impero (e business). Questa è la Goddess House, un luogo dove vengono effettuati trattamenti olistici-energetici e dove le sacerdotesse tengono workshop e seminari. 




Qui invece è dove ogni anni si svolge la Goddess Conference, un evento che dura sempre qualche giorno nel periodo dei primi di Agosto.




Entrare qui, passando sulla High Street, è come entrare a Diagon Halley di Harry Potter: ci sono negozietti di erbe per incensi (bellissimo Starchild), di cristalli, di oggetti vari e c'è anche un bar (piuttosto caro) e il negozio del Goddess Temple (Goddess Temple Gift), mentre il tempio è sopra la scaletta che si trova sulla piazzetta. Quando sono arrivata ho incontrato Kathy Jones, la fondatrice (non da sola) di tutto questo. L'avevo incontrata ad un suo workshop qui in Italia, e si è ricordata di avermi già vista. Che memoria! Io invece sono come Dori del cartoon Nemo: ho la memoria di un pesce rosso per la gran parte delle cose. Ad ogni modo, entrare al Tempio (ogni giorno) si è rivelato un profondo momento di pace, meditazione e serenità tutto per me. C'è una buona energia li dentro, musica dolce, ed è stupendo il cerchio delle nove morgane e il nuovo quadro della Dea sull'altare principale perenne. 









Mi sono trattenuta a Glastonbury tre giorni, e sono stata benissimo. (foto qui sotto, la piazzettina del paese). E' pieno di negozietti singolari, di gente molto hippie, di turismo, ma dopo le nove sembra che sia passato il Dagda ad addormentare tutti con la sua arpa. La prima sera non lo sapevamo, siamo usciti tardi per cercare un ristorante, e siamo rientrati al B&B a pancia vuota. Siamo saliti al Tor ogni giorno al mattino presto (il momento più bello) e al tramonto.




Eravamo ospiti di una signora fantastica. Il suo nome era Felicity, e la sera del digiuno forzato ha voluto cucinare per noi. Abbiamo provato a pagargli la cena, ma non c'è stato verso. Si è dimostrata una persona molto dolce e gentile. Ci ha dato una camera deliziosa, con tutti i confort (pure il bidet) e la sua casa era molto accogliente, piena di strane ma bellissime statue adeguatamente illuminate, come in una mostra. I suoi due cani ti vengono subito a fare le feste e lei è molto premurosa. Nel suo "Chindit House" sono stata benissimo, anche se ci ha un po' preoccupato quando siamo arrivati: si era dimenticata della nostra prenotazione. Ma si è scusata in tutti i modi possibili. La notte c'era molto silenzio, ed ho fatto delle dormite fantastiche. La mattina ci preparava una colazione incredibile: pane tostato, burro, marmellate, cornetti (buonissimi e caldi caldi), granole, yogurt, frutta, tè o caffè (quello superallungato che bevono loro: io non prendo caffè nemmeno a casa, ma il Lupacchiotto si è adattato subito). In più la sua casa/B&B si trova a due passi dalla High Street, la strada dello shopping di Glastonbury e del Goddess Temple. Ha un bel giardino, con un albero di gelso enorme e, ovviamente, con un paio di alberelli di mele.





Ora il viaggio è finito, ed io sono a casa. La mia ricerca nei luoghi del mito, della storia e della leggenda, tra cerchi di pietre, magia, foreste e castelli, che mi ha portato in tutta la Gran Bretagna, in Irlanda e in Francia, (vedi anche qui ) è ora concluso. E' stata la ciliegina sulla torta di un lungo percorso di più di venti anni di studi, ricerche, seminari, meditazioni, appunti, collaborazioni, sondando il mondo di Avalon/Re Artù di ieri, e le nuove tradizioni spirituali che vi sono state cucite sopra. (vedi anche gli altri quattro post precedenti e collegati a questo, dal 16/8/2018 su "Terre lontane")
Una mia amica (Brini) diceva che prima o poi bisogna ridiscendere la collina e tornare nel "mondo reale". Per quanto io non abbia mai perso il contatto col mondo reale, ho sempre avuto un piede oltre le nebbie, e Glastonbury, che sia Avalon o no, è un luogo così speciale che già un po' già mi manca.
Solo una cosa vorrei dire: per quanto sinceramente ammiri e rispetti il lavoro femminile e bellissimo che fanno le signore del Goddess Temple, e per quanto anche io ritenga che l'Anima Femminile del mondo deve essere risvegliata profondamente, personalmente però sento che una via che contempla solo il divino femminile escludendo, anzi, rifiutando il divino maschile, non è in linea con il mio sentire. Ovviamente sto parlando solo di un mio personale modo di percepire le cose, non è una critica al pensiero altrui. La natura mi insegna che c'è la notte e il giorno, la luce fredda e quella calda, il bianco e il nero, il polline e l'ovario. Anche la luce non si accende se un polo positivo non incontra quello negativo. Tutti abbiamo una parte femminile e una maschile, intesi ovviamente come energie e principi divini, e anche l'incontro tra un uomo e una donna, la dove c'è sostegno e rispetto reciproco, è nutriente per entrambi. Negare una delle due parti, significa non essere completi, e quindi ammalarsi o perdere la serenità, poiché così come l'anima femminile vuole far sentire il suo grido selvaggio, lo stesso fa il nostro animus maschile, e va ascoltato. L'equilibrio si crea sempre tra due opposti, che non sono separati, ma uniti affinché ci sia l'armonia. Non si possono negare ne dividere. Cercare di superare le "dicotomie" ('sta parola andava tanto di moda quando ero su fb, c'era chi la usava sempre) portando tutto e sempre verso il divino femminile negando quello maschile non è la filosofia giusta per me. Credo vi sia lo Yin e lo Yang (come dicono i cinesi), dea-dio, la notte che diventa giorno e viceversa, perfettamente uniti, ma non uguali, bensì opposti, perché è proprio nel gioco delle forze opposte, la dove si incontrano, in mezzo, che esiste la vita, il filo si tende senza tirare ne afflosciarsi, e tutto procede. Lo insegna la fisica. Nello spirituale tanto quanto nel materiale vanno accolte e riconosciute entrambe le energie, e quando dico "accolte e riconosciute" non dico "separate" né identificate e caratterizzate in modo schematico o dogmatico. C'è un guerriero in una donna e un cuore sensibile in un uomo. E' il modo in cui lo si manifesta che cambia. C'è un sole e una luna in ogni essere vivente, c'è una luce nella notte e ombra nel giorno, e quando le due parti sono in equilibrio, anche noi ci sentiamo calmi, sereni, in pace, anche se l'ago della bilancia non smette mai di oscillare spostando il peso velocemente dall'una all'altra parte, altrimenti tutto si fermerebbe, ma non si è mai vista una bilancia che misura il peso con la lancetta che gira da un lato solo. Io smetterei di parlare di dicotomie, e inzierei a parlare di "polarità" in armonia, ma che non devono mai essere negate. Non dobbiamo confondere il divino maschile con la violenza di certi esseri umani uomini. Anche nel sacro maschile c'è amore, generosità, protezione, spirito di sacrificio, lo vediamo nella natura, lo abbiamo visto manifestato nella realtà anche di recente in quegli uomini che hanno messo a rischio le loro vite per salvarne altre al ponte di Genova crollato, e non ha nulla a che vedere con il modo sbagliato, mentale, condizionato, distorto, ignorante, dogmatico, folle, e psicopatico con cui certi uomini esprimono il maschile nel mondo o con cui certe religioni esprimono un divino maschile imperante, punitivo e prepotente. Questo pensiero si è fatto largo nel mio cuore, tendenzialmente proteso verso il sacro femminile, mentre meditavo sul Tor e mi è caduto l'occhio sul Lupacchiotto nel momento in cui un corvo si alzava in volo sopra di lui. Egli si prende cura di me così come io mi prendo cura di lui, anche se abbiamo un modo diverso di farlo. E non è solo un fatto spirituale: se guardo alla realtà materiale, ci sono uomini stupendi e donne terribili. Siamo tutte persone.  E quando dico uomini stupendi non intendo i tappetini delle donne. A dire il vero non mi piace nessuna persona che sia un tappetino di qualcuno. Mi piacciono le persone che sanno esprimere la propria personalità e che stanno bene serenamente con la personalità altrui. Ritengo che chi vuole circondarsi di tappetini o persone senza ossa deve risolvere qualche problema con sè stessa/o.
(Ps: e prima che qualcuno abbia da ridire, in tutto il mio discorso NON sto dicendo che una donna ha bisogno di un uomo che se ne prenda cura, né che non possono esserci relazioni amorose tra persone delle stesso sesso, SIA CHIARO! Devo puntualizzarlo perché ormai per ogni cosa che viene detta c'è subito chi ha da polemizzarci su fraintendendone tutto il senso.)

"Se osserviamo la natura, si ha la sensazione che essa sia mossa da un primcipio ispiratore che è più facilmente identificabile con la bellezza che con il bene, come l'uomo comunemente lo intende. [...] La bellezza è l'anima della natura. [...] La bellezza ha le sue leggi, le quali non discriminano per opposti (il bene, il male, il giusto, lo sbagliato, il vero, il falso...), ma sono leggi di armonia, di ritmo. [...] La bellezza, in quanto equilibrio, è medesimezza. Con l'espressione medesimezza, infatti, intendiamo la perfetta centratura degli opposti, o, se si preferisce, la contemporaneità degli opposti. [...] La medesimezza è perfetto equilibrio tra gli opposti: madre e padre, o femminile e maschile, che sono i simboli che riassumono tutti gli opposti. [...] Nello stato naturale tutto è medesimo, tutto è istantaneo: presente qui e ora." (Dal libro "Mantra Madre" di Selene Calloni Williams) - (n.b. simultaneita degli opposti, di luce e ombra, di più aspetti dello stesso soggetto/oggetto = bellezza)" 

Ovviamente ho voluto portare un po' di Avalon anche a casa, oltre ad un regalino per un'amica (ma qui non c'é): 2 barattolini di favolose erbe per incensi prese da Starchild, un sacchettino di erbe per incenso e la ruota annuale della Dea presi al Goddess Temple, una statuina della Dea della Terra in opalina presa ad un negozietto di cristalli di Glastonbury di cui non ricordo il nome, con un venditore/proprietario che sembrava Babbo Natale e che mi disse "tu sei la Dea!" (credo volesse rimorchiarmi), un quaderno bellissimo col drago preso ad Avebury, un mazzo di tarocchi "Wisdom of Avalon" comprato al Goddess Temple Gift e, un altro, "Stairstream Oracle" preso a Tintagel (che ha bei disegni ma come oracolo è un pochino superficiale, almeno per me, magari più avanti invece lo apprezzerò). Premetto che non predico il futuro. Uso a volte le carte solo per un consiglio dall'Universo.  Il Lupacchiotto invece ha riportato i soliti biscottini al burro di cui va pazzo. 



2 commenti:

  1. Se lo avessi saputo ti avrei chiesto di portarmi un sasso o un po' di terra... Pazienza. Viaggio bellissimo! Si vede che ami quei luoghi, e si nota il tuo amore per "Avalon". Ho qualche perplessità, ma ormai mi conosci, per le "sacerdotesse", tuttavia ho imparato a farmi gli affari miei. In fondo, la spiritualità è un sentire personale. Mi ripeto, viaggio favoloso! Fotografie straordinarie... dovrei vivere altre dieci vite per realizzare tutti i viaggi e le gite che ho in testa! Grazie con tutto il cuore!

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  2. Innanzitutto Simo, grazie per i tuoi commenti, e anche per facebook. :*
    Se lo sapevo te lo portavo di sicuro un sasso! Non mi costava nulla. Sono d'accordo con te, la spiritualità è un sentire personale, e per questo anche io amo poco le sette, comprese quelle alla luce del sole, perchè c'è sempre un motivo di base comune che diventa dogma, sia palesemente che velatamente. Però il tempio è carino. È un busigattolo piccolo, ma c'è pace e silenzio, è molto femminile e si vede che è curato con amore. Per una folclorista "mancata" (come ti sei definita) ma recuperabile ;) come te , credo potrebbe essere una visita interessante. Per una come me che studia le neotradizioni di Avalon da ventuno anni, più tutte le cose su re artù ecc... da più tempo, era emozionante trovarmi in uno dei luoghi simbolo di queste neotradizioni, al di la di quanto la condivida a no. È un luogo aperto a chiunque, non ci sono cerimonie particolari, solo candeline da accendere se vuoi, e una "melissa" seduta da una parte a cui puoi rivolgerti se ti serve qualcosa. Poi sì, anche io le mie eventuali perplessità le tengo per me. Ad ogni modo lì, in quel luogo, un tempio può avere un suo perchè, o comunque quel tempio ha trovato molto riscontro lì, perchè l'ambiente si presta a certe cose. Ma ovviamente Glastonbury è molto di più, anche se probabilmente non è Avalon.

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