venerdì 1 dicembre 2017

Luce nelle lunghe notti



Nella mia dimora non ci sono più solo libri polverosi, baratttolini di erbe, candele semiconsumate, foglie secche sul balcone, il pentolone con la zuppa che bolle, colori e tele disseminati qua e la, fili e ricami buttati sul divano. Tutto è stato pulito e riordinato, per far posto all'albero di Natale. 
La casa si veste a festa, aspettando il solstizio d'inverno.
Siamo nel periodo delle lunghe notti in cui l'inverno allunga le sue gelide dita, favorito dalla scarsità di luce solare. Eppure non esiste un periodo dell'anno più magico e luminoso di questo, i cui antichissimi simboli (l'abete, l'agrifoglio, il vischio e la quercia) abbelliscono le nostre case o nutrono il fuoco del camino, ma non sono stati scelti a caso per favorire gli affari dei fiorai.
L'abete, (chiamato "Ailm" negli alberi Ogham celtici) è un simbolo nordico di Yule,  e rappresenta il perpetuarsi della vita sempreverde, il figlio arboreo e l'albero cosmico. Il vischio per i celti era una pianta sacra, magica e lunare, poiché non toccava mai terra ma cresceva sospesa sugli alberi, simbolo di morte e rinascita del Dio, e quello preferito nasceva sulle querce: oggi è considerato una sorta di amuleto, sotto il quale darsi un bacio per l'amore eterno. La quercia è tradizionalmente usata per essere bruciata nel camino (il ceppo natalizio) con un rametto di agrifoglio sopra, e dato che questo si brucia subito a differenza del tronco di quercia che durerà a lungo, indica la vittoria del Signore della Luce sul vecchio e gelato Signore dell'Inverno, il quale è comunque il custode dei giorni invernali fino che il Sole non diventerà ardente e vigoroso (una bella leggenda attinente: "Gawain e il Cavaliere Verde"). E' la vittoria sulle tenebre, e il suo significato odierno è collegato alla figura del Cristo. Anche i giochi che si fanno a Natale sono la versione moderna di un antico retaggio, proveniente dagli antichi romani e legato ai saturnali, quando erano permessi i giochi di fortuna. In quelle occasioni i romani si scambiavano le cosiddette "strenne" natalizie: questo nome viene dalla Dea Strenia, nel cui boschetto venivano presi i rametti da allegare a piccoli pensierini che venivano portati in dono ad amici e parenti. Come è noto, il 21 dicembre era la festa del Sol Invictus. Ma oggi celebriamo il Natale. Le feste cambiano, le tradizioni restano. 
I doni oggi li porta "Babbo Natale", che prima di diventare San Nicola-Santa Claus, era proprio il Signore dell'Inverno, la personificazione del Re Agrifoglio, e oltre alla Befana, non mancano i personaggi femminili  come Mère Noel (la sposa di Babbo Natale, in Francia), la Bertha, una Dea a cui sono associati racconti e tradizioni invernali germaniche e la ben nota Santa Lucia celebrata il 13 Dicembre in tutta Europa fino in Svezia, dove per l'occasione fanno i dolcetti allo zafferano chiamati "lussekatter". La luce che rinasce non è merito esclusivo di una qualche entità maschile, ma anche e soprattutto della sua divina madre (basti pensare che nella tradizione anglosassone precristiana Natale era "Modranicht", la notte della madre dedicata alle Matres) e anzi, proprio in merito a Santa Lucia, vi sono numerosi indizi di associazioni tra la Santa (la cui leggenda è proprio solo leggenda, siamo onesti) e divinità portatrici di luce nelle tradizioni pagane. A questo proposito consiglio di leggere il libro "Goddess Holle" di Garden Stone, (solo in inglese), che io stessa ho letto dietro consiglio di una amica. È una bella lettura per il Natale, è un libro stupendo per chi ama fare ricerche antropologiche (bruttina la copertina). Contiene racconti (con numerosi riferimenti agli studi dei Grimm), luoghi della Germania relativi a questa Dea, tradizioni locali e riferimenti ad altri paesi europei, documenti, immagini, favole, leggende popolari, e, in fondo, pure ricette tradizionali, tutti riferiti alla Dea Holda identificata anche nella dea Perchta/Berta, Herta/Nerthus, ecc... (pure Brighid se non ricordo male) e Santa Lucia, questa martire di Siracusa così tanto venerata in un luogo agli antipodi della Sicilia come la Svezia. È evidente, per farla breve, che in un passato remoto c'era in tutta Europa una Dea ritenuta portatrice di luce e fertilità, associata alla Terra e al Cielo (basti pensare che la neve era ritenuta un fenomeno provocato da Holda), alla Luna e al Sole, e il passaggio della Berta con il suo corteo di bimbi fantasma a benedire con l'abbondanza le case delle persone laboriose, generose e compassionevoli la 12ma notte dopo Natale, ricorda non solo la Dea Diana dei latini, che passa con il suo corteo nella stessa data a benedire i campi, ma soprattutto, nei giorni odierni, la mitica Befana. Lo dicevo: i tempi cambiano, le tradizioni cambiano faccia, ma restano. In Sicilia, per festeggiare la Santa di Siracusa, fanno numerosi dolci, fra cui la "cuccia" (fatta di grano bollito e ricotta) e si sbizzarriscino con i famosi "arancini". 
Le candele natalizie sono il simbolo della luce che rinasce, anche se passeranno molti giorni prima che questa abbia forza sufficiente a scaldare la terra (o perlomeno dovrebbe essere così, ma negli ultimi anni passati il sole non ha mai cessato di svilluppare calore, nemmeno in inverno). Il sole bambino è la speranza per l'abbondanza futura, ma purtroppo oggi è sempre adulto anche quando in questa determinata stagione sarebbe fuori luogo. Vedremo quest'anno come va. Sono tre anni che il Signore e la Signora dell'Inverno non poggiano più il loro cristallino velo di neve sui monti qui vicino nei giorni di Natale. 
L'importante è mantenere l'allegria, quella che sgorga da un intramontabile animo di bambina: un po' di polverina d'oro sulle candele, incensi di pino con cannella e zenzero, un tavolo adornato di stelle natalizie e rametti di abete, luci colorate e scintillanti per vestire i giorni spogli e bui dell'inverno, veli e fiocchi rossi per incartare regali, e la magia è compiuta. Ora non resta che raccontare le favole, mentre, tra tombole e canti, tutto sonnecchia al suono dei campanellini scossi dalle fate e dei rintocchi di campana che si perdono nel vento, che li trasporta ovunque, tra querce e noccioli, nei boschi di faggi o di abeti, nel cuore impervio delle montagne.
Non resta che lasciarsi andare nell'incanto e farsi rapire da un cestino di dolcetti. :P


Immagini dell'illustratore Kay Nielsen in merito alla seguente favola, nella versione del libro che ho io


The Lassie and her Godmother 
(che più o meno sta per "La fanciulla e la sua madrina") liberamente tradotta e riassunta da me
da "East of the Sun, West of the Moon", favole raccolte da Peter Christen Asbjørnsen and Jørgen Moe.  La versione del mio libro è quella edita da Noel Daniel e illustrata da Kay Nielsen (stupendo)

C'era una volta una coppia povera che viveva lontanissimo in un grande bosco. Ebbero una bimba, ma erano molto poveri e non avevano soldi per nutrirla. Un giorno il padre andò in giro, casa per casa, a cercare qualcuno disposto a sostenere la figlia e mantenerle il necessario nutrimento, ma non trovò nessuno disposto a pagare per il suo cibo. Mentre tornava alla sua povera dimora fu fermato da una bella signora, vestita elegantemente e molto gentile. Disse che si sarebbe occupata lei della bimba, ma disse anche che voleva tenersela per se. Allora l'uomo andò a chiedere alla moglie cosa ne pensava, ma lei rispose di no. Il giorno dopo l'uomo tentò di nuovo la ricerca di una persona disposta a mantenere la piccola, ma la ricerca fu sempre vana e di nuovo incontrò la signora elegante e gentile che gli ripetè la stessa offerta del giorno prima. Così l'uomo lo riferì un'altra volta alla moglie, la quale rispose che se anche il giorno dopo non avesse trovato nessuno, avrebbe accettato di cedere la piccola per non farla morire di fame, dato che la signora era così elegante e gentile. E così fu. Il terzo giorno, dopo altri vani tentativi, l'uomo ritrovò la signora, la quale, il mattino dopo, si presentò a casa sua con due uomini che disse essere i padrini della piccola, quindi prese la bimba e si recò in chiesa per farla battezzare. Poi la portò a casa sua dove la bimba crebbe felice. Quando Lassie fu grande abbastanza per conoscere il giusto e lo sbagliato, la sua madrina partì per un viaggio, ma prima le disse che poteva andare per tutta la casa, ad eccezione delle tre stanze che le avrebbe  mostrato. Mentre era via, la ragazza non si trattenne dall'aprire una di quelle porte quando ...Pop!! una stella uscì fuori e si piazzò su nel cielo. La madrina al ritorno vide la stella lassù e si arrabbiò così tanto che voleva mandare via la figlia adottiva, ma costei pianse e si disperò così tanto che la madrina la tenne con se. Dopo un po' di tempo però dovette partire di nuovo e si raccomandò con la ragazza di non entrare nelle due stanze che le aveva già mostrato e dove ancora non era stata. La ragazza promise di obbedire, ma quando la madrina fu via, ella non fece che pensare a cosa ci poteva essere dentro quelle stanze. Così aprì una seconda porta e .... Pop!! uscì fuori la Luna, e si appese anch'essa nel cielo. Quando tornò dal suo viaggio, la madrina divenne furiosa, e le urlò di andar via, ma la ragazza pregò e si disperò così tanto che alla fine di nuovo la tenne con se. Dopo un po' di tempo la madrina dovette andar via una terza volta, e di nuovo fece alla ragazza le solite raccomandazioni riguardo però l'unica stanza rimasta ancora chiusa. Come le altre volte, in seguito alla partenza della signora, la ragazza fu di nuovo presa dalla curiosità, ma cercò di soffocare il desiderio di aprire la stanza. Ad un certo punto non ce la fece più, e dalla porta uscì fuori un luminosissimo Sole che salì su in cielo. Figuriamoci quanto si arrabbiò la madrina al suo ritorno!! E questa volta non la perdonò, nonostante le preghiere, i pianti e la disperazione della ragazza. Così le disse che la mandava via, e che doveva anche punirla. Le dette la possibilità di scegliere tra due opzioni: essere una ragazza bella e gentile ma muta, oppure brutta ma con la facoltà di parlare. La ragazza scelse la prima opzione, e divenne bella come una fata, ma non potè più proferir parola. Così dovette uscire da casa della madrina, e più andava lontano nel bosco più le sembrava non finisse mai. Quando scese la sera, salì sopra un albero che aveva sotto di se una fonte e lì si mise a dormire. Giusto là davanti, a distanza, c'era un castello dal quale ogni mattina veniva a quella fonte  la domestica del Principe a riempire la brocca. Quel giorno, guardando nell'acqua, ella vi vide riflesso il bellissimo volto della ragazza, ma pensò che era il suo, e quindi  gettò via la brocca e corse al castello pensando che era troppo bella per andare a prendere l'acqua, e così dovette andare alla fonte un'altra domestica, ma successe la stessa cosa. Alla fine il Principe andò da solo per vedere cosa significava tutto ciò. Egli però scorse la ragazza sull'albero, e se ne innamorò. La aiutò a scendere e la portò a casa per farne la sua Regina, ma la madre non era contenta perché secondo lei, dato che la ragazza non parlava, poteva essere una strega malvagia. Il Principe però non volle sentire ragioni, e la sposò. Dopo un po' di tempo Lassie ebbe un bambino, ma appena partorì arrivò la sua madrina che prese il bimbo e appoggiò le sue dita sulla bocca della Regina dicendole che ora sarebbe stata addolorata come lo fu lei quando le fece uscire la Stella dalla stanza. Poi se ne andò con il bambino, portandolo via con se. Pensarono tutti che la Regina si fosse mangiata il piccolo e la Regina Madre voleva bruciarla come una strega. Il Principe però le era così affezionato che la liberò e decise di tenerla vicino a se. Per due volte lei rimase incinta, e per due volte la madrina venne prendendole i figli e dicendole le stesse parole, ma una volta riferendosi alla Luna e l'altra volta riferendosi al Sole. A questo punto il Principe non potè più difendere la sua sposa e decise di mandarla al rogo. Mentre cercavano di legarla al palo, arrivò la madrina con i tre bambini in braccio. Si avvicinò alla Regina e le disse: "ecco i tuoi bambini. Ora puoi riaverli. Io sono la Vergine Maria, e così addolorata come lo sei stata tu, lo sono stata io quando hai lasciato uscire la Stella, la Luna e il Sole. Tu sei stata punita per tutto ciò che hai fatto e ora puoi riavere anche la parola". Che gioia fu quel momento per il Principe e la Regina! Da allora vissero felici e contenti, e la Regina Madre fu molto più affettuosa con la ragazza. 

È una favola scandinava, ma vi ritroviamo elementi noti anche ad altre tradizioni, per cui possiamo supporre che sia la rielaborazione di una racconto molto più antico. La raccolta si chiama "East of the Sun, West of the Moon", poichè indica un mondo che va al di là della realtà, oltre la linea dell'orizzonte dove sorge il Sole e tramonta la Luna, ancora più in là, in un luogo irraggiungibile dietro di essi, un luogo spirituale oppure il mondo della fantasia.
Una cosa che mi ha incuriosito è che anche in alcune altre storie del libro, le fanciulle sono chiamate "Lassie", ovvero ragazzina, ma con la L maiuscola come fosse un nome, e non hanno altri nomi. 
Per la mia interpretazione, la Vergine Maria che gestisce gli astri del cielo è qui una reinterpretazione della Grande Dea del passato. Il mutismo a cui è costretta la ragazza per "punizione" ricalca alcune leggende dove però l'impossibilità di parlare ha sempre un valore iniziatico: è un percorso in un'altra dimensione dove non si usano le parole umane. Difatto, lei si trova in un bosco infinito e la fonte è l'elemento liminale che la condurrà al luogo dove avrà la sua iniziazione, il quale inizierà dal momento del risveglio sull'albero che è "la porta" di entrata a quel luogo. In alcune leggende celtiche, il sonno, come quello indotto dal canto degli uccelli di Rhiannon o dell'Arpa del Dagda, "addormenta i vivi e risveglia i morti", ovvero accompagna in un mondo altro. I figli che le vengono sottratti di nascosto e l'idea ingiusta che li avesse uccisi lei ci conducono al mito contenuto nei Mab che narra di Rhiannon, la quale subì la stessa sorte, anche se non la stessa condanna. Anche la punizione ha simbolicamente un valore iniziatico, è un percorso di crescita, dove le emozioni e il sacrificio sanciscono il passaggio dall'età fanciullesca a quella adulta, con la conseguente acquisizione di responsabilità. I figli scomparsi e poi ritrovati rappresentano il Mabon, il figlio divino, che fu rapito da Modron, la "Madre", la quale lo tenne nascosto per giorni fino che non fu ritrovato e liberato. Questo concetto, che troviamo anche nel Peredur/Perceval, in Culhwuch ed Olwen, nella storia di Lugh e Llew Llaw Giffes, in quella di Cuchulainn e di Artù, rappresenta simbolicamente  il Sole del solstizio, che per tre giorni è al suo limite minimo di tempo di attività e quindi è come se fosse nascosto. E' il momento della sua rinascita nel grembo della Dea (agli eroi delle leggende è sempre attribuita una nascita prodigiosa). Poi piano piano, anche se debolmente, i giorni successivi la luce tornerà a crescere, e dopo le feste natalizie potremo cominciare a vederne la presenza in modo apprezzabile. La ragazza è la Dea rinata e risvegliata dopo il sonno invernale con un volto di fanciulla, bellissima, portatrice di luce e di sovranità: difatti lei è la Regina, colei che il Principe prende in sposa per consolidare il suo diritto a regnare. La Regina Madre invece è la Dea nel suo aspetto invernale di vecchia. In questa favola, come in molte favole antiche, la Dea si mostra con l'aspetto di fanciulla (la ragazza), di madre (la madrina) e di anziana saggia (la Regina Madre). Il Dio è rappresentato dai tre figli della Regina che vengono rapiti, (il Mabon, il Re quercia), dal marito il Principe (il Dio anziano, il custode, il Re Agrifoglio, ma anche il giovane Dio fecondante) e i due uomini a fianco della madrina che fecero da padrini (i due aspetti del Dio, sempre e comunque custode della Dea e della natura). La Dea è la creatrice dell'Universo, le stelle la luna e il sole rappresentano le leggi universali che lei scrive, e difatti solo lei può appendere nel cielo la Stella, la Luna e il Sole quando è il momento giusto di illuminare il giorno o la notte, regolando cicli stagionali, mensili, giornalieri, che mantengono in armonia la bellezza e l'abbondanza nella Terra, strettamente collegata alla danza degli astri e alla musica dell'Universo. Le leggende antiche non ci insegnano che la donna deve essere salvata dal principe azzurro (n.b. - spesso son state fraintese, anzi, la donna è spesso investita di un grande potere): esse sono sempre uno scrigno misterioso che conserva la conoscenza delle leggi naturali posseduta a quei tempi molto molto lontani in cui nacquero, ma con le edulcorazioni fatte attraverso le epoche per renderle più affini a nuove culture e religioni, la comprensione dei loro contenuti diventa sempre più complessa e può dar luogo anche ad interpretazioni maschiliste fuorvianti. In tali leggende, l'elemento maschile e femminile, il giorno e la notte, la gioventù e l'anzianità, sono sempre intrecciate tra loro in una danza di eventi, e lo stesso personaggio può incarnare più aspetti in modo molto sottile, sfumato, tanto da non capire dove è il confine tra di essi. Questo perchè nei popoli antichi, soprattutto quelli dell'Europa nord-occidentale, non c'erano confini tra i vari elementi culturali e spirituali della loro società. Per essi tutto era parte di una tela, e quindi anche l'altro mondo non era poi così lontano, servivano solo le giuste strategie spirituali (come ad esempio l' "imbas forosnai" praticato dai druidi, che è una sorta di sonno-trance) per vederlo, raggiungerlo, e magari parlamentare con entità superiori.
I tempi antichi non sono certo il metro con cui misurare il presente, e chissà: forse un giorno odieremo il sole e lo considereremo una maledizione, visto quello che sta succedendo nel clima mondiale, ma ancora possiamo trarre dagli insegnamenti arcaici qualche ispirazione e qualche elemento in più di comprensione.
Ma tante parole tolgono un pò di magia alla favola, e sto divagando...




....quindi ora prima di finire di montare l'albero di Natale, con i piedi tra fili d'oro e palle di vetro decorate con la porporina, mentre litigo con i fili delle lucine intermittenti tutti annodati, non mi resta che inserire la figurina luccicosa della casina natalizia che fa tanto blog scemo, e augurare un Felice Dicembre, Buone Feste Yule-natalizie e gioiosi 12 giorni del Natale, magari con tante belle favole, stando seduti sotto l'abete decorato con un dolcissimo e friabile biscottino allo zenzero in mano ;P Gnam! (Mi rimaterializzo qui dopo Natale)

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LA MAGIA DELL'INVERNO
e non aggiungo altre parole.
Tra boschi e altitudini, nella parte iniziale di una nevicata.
A Simona, soprattutto la foto della panchina
(Parco Naz.del Gran Sasso, aggiornamento del 3/12 sera - a seguire, Parco Naz. Velino Sirente)













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Aggiornamento 16/12 - Monte Sirente (nevica anche se nelle foto non si vede)








Ovindoli - l'incanto di lucine e colori di un vecchio paesino di montagna quando in inverno scende la sera

4 commenti:

  1. Bellissimo post, devo tornare a rileggerlo, però, perché è davvero interessante. Ora cerco il libro di Stone... e ti condivido su google e Facebook, perché meriti! Un abbraccio :*

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    1. Grazie Simo!! 😚😚😚
      Secondo me il libro della Stone potrebbe piacerti.
      Ricambio l'abbraccio. 🤗

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  2. Dicembre e il Natale, li aspetto tutto l'anno <3 Sarò infantile ma è la mia festa preferita, che per me dura tutto il mese: sto confezionando pacchetti per gli amici da giorni, l'8 ho fatto l'albero e adesso mi preparo al Natale, ma senza fretta, voglio godermi ogni giorno di dicembre :) Prossima tappa: Santa Lucia :D
    La pecca di stare a Roma, oltre alla mancanza di freddo (come si deve) e neve è la mancanza di addobbi natalizi... Un'amica mi ha mandato foto e video da Zurigo... Non c'è paragone :°
    Il tuo post è stupendo, come sai adoro quando scrivi questi post, grazie per la fiaba, i Nordici sono fantastici, non si prendono nemmeno la briga di far sembrare cristiana una storia, ci attaccano alla fine il nome della Vergine o di un santo, come una pecetta incollata male che viene via subito (per fortuna!), e via :D Ma grazie soprattutto per la tua interpretazione :))
    Bellissime come sempre le foto :*

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    1. Ma lo sai che è proprio vero! Qui ci mancano anche gli addobbi, ce ne sono pochi e, tolte le poche quattro strade del centro, anche bruttini, (quei pochi che ci sono). Per non parlare dell'albero a P.za Venezia... che pena. E mancano i mercatini di Natale, come quelli che fanno in Germania, con gli stand tutti di legno con i tettini a punta.
      E dire che è la capitale d'Italia, è il biglietto da visita di questa nazione, dovrebbe essere la più bella del mondo, avrebbe le carte in regola per esserlo ed io posso dirlo dato che non sono di parte poichè non sono romana e non ho alcun particolare attaccamento verso questa metropoli. Non ci guadagna nulla questo paese a vedere Roma così e a lasciarla così, semmai ci perde, ma nessuno se ne rende conto, anzi: certe "testine" del nord quasi ci godono. Le maggiori città del centro e nord Europa ci danno una pista! E non solo a Natale purtroppo. Eppure Roma, tolti certi quartieri popolari ultraperiferici, sarebbe così bella!!!

      Io i regalini lì ho fatti tutti, posso godermi giorno per giorno questo dicembre senza dovermi trovare nella bolgia dello shopping natalizio (anche se è molto calata in confronto ad anni fa).

      Grazie di cuore. Un abbraccio 🤗

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