mercoledì 1 novembre 2017

Silenzio

Nei boschi di Monte Livata - Parco Regionale dei Monti Simbruini

Non ci si accontenta mai della bellezza. Capita che si parte per andare in un posto, e qualcosa invece ti fa finire in un altro luogo, ancora più bello. 
Oggi è il giorno dedicato al silenzio, e non c'era luogo più magico di questo dove trovarlo. 
Tra i faggi ormai spogli, l'unico rumore era quello dei nostri piedi sulle foglie secche e del nostro respiro. Di quando in quando ci fermavamo ad ascoltare quello strano silenzio ovattato dove nemmeno le mucche, incontrate prima di entrare nel bosco, facevano rumore. 
Era veramente un silenzio talmente profondo che neanche il vento riusciva a strappare un cigolio o uno scricchiolio dai rami senza foglie. Era una sorta di bosco addormentato, con le ombre degli alberi che si allungavano sul sentiero per il sole pallido e piegato verso l'orizzonte. 
Le radici sembravano mani che afferravano saldamente la terra, ed è lì, nelle loro parti nascoste giù tra i lombrichi e le zolle, che la vita continua nel respiro lento del sonno. 
Alla fine di quell'incanto, appare una veduta meravigliosa sulle rughe di Madre Terra.










La natura stessa ci insegna che questo è il periodo ideale per l'interiorizzazione. E' il momento di rimestare il calderone di Cerridwen, in cerca della propria vera conoscenza. Non esiste una unica verità buona per tutti. Poiché il sentiero della vita di ognuno è personale e unico, anche la verità che ci guida in quel sentiero lo è. Basta non danneggiare niente e nessuno. 
Il silenzio aiuta la mente ad entrare in contatto con l'altra mente, la sorella del nostro cervello, quella che risiede nella pancia. Raggiungere quella zona ci permette di ascoltare cosa bolle nel nostro calderone, confrontarlo con i nostri condizionamenti, riconoscerli. dargli un nome, allontanarli, far rinascere l'armonia interiore. La saggezza va sempre oltre il concetto del giusto o dell'ingiusto, cerca di vedere oltre. Per trasformare la mente in un lago calmo di acqua limpida, bisogna lasciare che l'acqua di cui si alimenta sgorghi dall'esistenza stessa, e non da un accumulo di pensieri stagnanti presi da altre persone, dai libri, dai maestri. La verità di ogni persona può essere trovata solo in sé stessi, non nelle nozioni costruite da altri. Lo studio è importante, ci apre la mente, ci fa riflettere, ma non deve radicarsi trasformandosi in inganno della mente che offusca la verità e ci copre di etichette o pensieri che non sono i nostri. Ogni anno, nel silenzio del sonno invernale, un po' di acqua stagnante può essere gettata via. 

La mia penna non scrive più come un tempo. Vuole andare fuori dalle righe e scrivere le lettere tutte storte. Non rispetta le distanze tra le parole, ma le disegna a zig zag come un fulmine che dilaga in cielo prima di cadere in terra. Segue i movimenti ondulatori della superficie di un lago, i profili disordinati delle nubi, i disegni che formano gli stormi nel cielo, l'aspetto confuso del bosco formato da rami e cortecce. Perché quella è la trama della vita.

"C'era una volta una giovane dama che, chiusa nella sua grotta segreta vicina alla capanna nel bosco dove abitava, mischiava sale, mercurio e zolfo in cerca della pietra filosofale. Nella bollente mistura, cercava di trasformare il piombo in oro: allo scopo aggiungeva erbe odorose al brodo lustrale e vi spruzzava un po' di magenta, giallo e cyan per tirar fuori un arcobaleno a protezione della mistura.
Quando andava a raccogliere le erbe, lasciava la sua pozione in affidamento alle fate, le quali dovevano controllare che il fuoco restasse sempre acceso.
Un giorno d'autunno, mentre girava in cerca di quelle erbe, ormai introvabili data la stagione, sentendosi stanca si sedette sotto una quercia, la quale però non dormiva, essendo una antica guardiana del mondo. Essa raccontò alla dama di come i suoi rami e le sue radici traggono la vita dalla terra e dall'Universo, ne più ne meno come tutti gli esseri viventi. Le mostrò come poi regalava un po' di quella energia al mondo, rendendosi partecipe della generosità universale. Il suo respiro permette agli animali di respirare, la sua linfa alimenta il vischio che lascia crescere su di lei, le sue ghiande cadono a terra per nutrire gli esserini del bosco. Ad un certo punto la dama si alzò, ringraziò la quercia per i suoi insegnamenti, e riprese il cammino. Arrivò ad un lago e allungò una mano per lavarsi il viso con quell'acqua gelida e cristallina, ma vide una luce delicata salire su dalle sue profondità e si trovò davanti una donna coperta di tela trasparente e gocciolante, con scaglie di ghiaccio tra i capelli argentei come la luna. La sua pelle eterea irradiava la luce del sole, e recava in mano un ramo di melo su cui c'erano gemme fiori e frutti la cui consistenza era quella del cristallo e sbattendo tra loro creavano una musica dolce e armoniosa. Le due donne si guardarono a lungo senza parlare, e in quello sguardo luminoso la dama vi riconobbe antichi segreti e una saggezza ancestrale. Ma ad un certo punto, quella splendida creatura lacustre, scivolò giù nel lago, scomparendo la dove era venuta, ma lasciando la dama con un nuovo senso di armonia. 
La dama riprese la sua strada, convinta di non aver ancora trovato nulla di quanto cercava, e decise che era tempo di tornare alla sua grotta segreta. Un suono stridulo le fece alzare gli occhi, e vide un'aquila che volava sopra di lei. Si fermò per vederla volteggiare fiera e potente. Si innalzava altissima, ma era negli anfratti rocciosi della terra, seppur quelli più vicini alle vette delle montagne, che essa dormiva, nutriva i suoi figli, affondava i suoi artigli, per poi sublimarsi di nuovo alta nel cielo.
La dama, distratta da quelle ali immense che ogni tanto facevano ombra al sole, sbagliò sentiero. Per tornare alla sua grotta dovette scalare una montagna girando per i suoi labirintici e tortuosi sentieri, avventurarsi tra le sue caverne, aprirsi un varco tra le rocce, ma alla fine, quando non fu più tanto giovane, ritrovò la strada principale, anche se aveva un aspetto nuovo tanto da sembrare come se non l'avesse mai percorsa prima. Non si può tornare indietro, soprattutto dopo aver scalato una montagna, inseguito il volo dell'aquila, guardato occhi colmi di radianza universale e ascoltato gli alberi. Arrivata alla sua grotta, trovò che il calderone era ormai quasi prosciugato, ma dentro non c'era la pietra filosofale, bensì un ramo di quercia intrecciato con un ramo di melo e piume di cigno. Lo prese tra le mani, ma si dissolse in esse, quasi fossero spugne e il ramo fosse acqua. Tutte le cose si fondono, i fili della trama che lega tutto ciò che esiste, che sia visibile o invisibile, non possono essere tagliati. C'era una lanterna accesa posata da una parte, ma non l'aveva messa lì lei: forse erano state le fate, o forse, data la bellezza della luce che si irradiava da essa, era stata la Signora del Lago. La prese in mano, e tenendola davanti a se, uscì dalla grotta per conoscere il mondo. Oltrepassò il Grande Sacro Melo d'Argento, ma non prima di essersi inchinata a ringraziarlo per averle permesso di occupare quella grotta segreta in quel mondo magico. Attraversò il ponte sopra un guado, e da allora, con la sua lanterna sempre accesa ad indicarle la via, abita ancora quei luoghi con il cuore, ma percorre i sentieri delle Terre Fuori dal Velo, poiché sa che è nell'esperienza del mondo che è nascosta la pietra filosofale, che è nel vivere e nel sentire che si cela la scoperta di se stessa, e forse può permettere che un pochina di luce di quella lanterna possa essere condivisa, come il respiro della quercia.
Ognuno è portatore di una propria lanterna, ognuno può irradiare la propria luce, se la sua mente è come acqua pura*." (Racconto di Niviane, dall'ex-blog EmainAblach su Splinder)

*(n.b. - La mente "come acqua pura" ovviamente non indica una sorta di cervello purificato da chissà che e allontanato dall'affetto di familiari e amici come predicato in religioni o sette, ma è una mente naturalmente libera e creativa di chi conosce se stesso e sa mettere in atto i propri talenti e seguire i propri sogni e le proprie passioni, con serenità, intelligenza, indipendenza e senza far male a nessuno).


La lanterna di Narnia.  Img. dal film "Cronache di Narnia"  (da Pinterest.com)

4 commenti:

  1. Primo, le tue foto sono stupende. Secondo, a breve realizzerò un post (non so quando, potrebbe essere fra qualche ora, domani...) e ci infilerò qualche tuo pensiero, naturalmente linkandoti ecc, in quanto ieri ho provato le tue stesse sensazioni nel bosco, anche se i tuoi alberi (AMO GLI ALBERI) sono più sciccosi dei miei, altrimenti sembrerebbe che abbia copiato da te... ;). Terzo, il tuo post è sublime, lo pubblicizzo - sappilo! -. :*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Simo :**
      È vero, quegli alberi sono così puliti, eleganti. Ben diversi da quelli del post prima, più intrecciati e colorati, e con un sottobosco più cespuglioso.
      Sei davvero troppo gentile Simo, sia per i complimenti alle foto (sai che io scatto "a fortuna" e con robe automatiche e pessime), che per la condivisione/pubblicità. Grazie davvero, con un abbraccio. :*

      Elimina