giovedì 6 ottobre 2016

Scegliere i frutti



I frutti dell'autunno hanno colori straordinari: sono quelli del tramonto, della terra, del legno. Finalmente sono uscite anche le castagne, che abbrustolite sono il "cibo da strada" più antico dell'autunno e più sano di tutte quelle robine fritte dal contenuto sconosciuto che ora vanno tanto di moda, senza contare che l'odore avvolgente delle caldarroste (o "bruciate" come dicono a Firenze) viene immediatamente riconosciuto e apprezzato dal nostro olfatto, è inciso nel nostro DNA, a dispetto di quel terribile nausenate odore di olio di semi cotto e ricotto ad alte temperature, che uscendo dai nuovi negozietti "finger food" appesta tutta la strada; l'aspetto più magico e affascinante delle castagne è andarle a cercare nel bosco, cestino alla mano, dopodichè mangiarle da ancora più soddisfazione.




Questo è il periodo del Kaki, che in toscana chiamiamo anche "diospero/diospiro", nome che  sembra venga da diòspyros che significa "grano di Giove" e difatti il nome scientifico latino di questo frutto è diospyros kaki. E' detto anche "cachi mela" o "mela d'oriente" (soprattutto quella nuova varietà detta "vaniglia"). Il suo colore è un bellissimo arancione, e resta per moltissimo tempo appeso ai rami, come palla di natale, anche quando l'albero ha perso le foglie. Notare l'associazione con la mela... sì, perché in questo periodo la mela, in tutte le sue forge, la fa da padrone, e non a caso ha assunto fin dalla notte dei tempi un ruolo simbolico associato alla morte per la futura rinascita.
Significativa, per questo periodo, l'associazione con Persefone, la figlia di Demetra. Persefone/Kore/Proserpina scendeva negli "inferi" per passare qualche mese con Ade, e così in quel periodo sulla terra c'era solo freddo e desolazione mentre Demetra diventava infruttifera fino al ritorno di Kore sopra la terra.
Altra leggenda simbolica: Diana e Apollo, spinti dalla madre, uccisero i figli che Niobe aveva avuto con Giove, e accanto alla sorgente dove Niobe, trasformata in roccia, piangeva tutte le sue lacrime (la sorgente) nacque solo un melograno. All'interno, questo frutto rosso e pieno di sostanze nutritive importantissime, contiene semini del colore del sangue, considerati simboli di fortuna per l'abbondanza, è come un piccolo scrigno con tanti piccoli rubini al suo interno. Siamo nel periodo della discesa e, presto, dell' "incontro" con i defunti. Gli antichi non perdevano occasione per armonizzare la natura con i momenti della vita, che venivano descritti con miti e simboli presi dalla natura. Non dico che oggi è peggio di ieri, tutt'altro: non sono una sostenitrice del ritorno al passato! Ma se c'è una cosa da recuperare è proprio quel filo che legava la natura, gli elementi delle sue stagioni e la vita umana, dando un senso di "sacro" a tutto, e determinando una percezione di armonia con la natura e i suoi cicli, poiché vi è una relazione profonda tra di essi e i cicli della vita, di ogni vita, anche umana. I miti sono le metafore che raccontano tutto questo.




Come dicevo, la mela, in ogni sua forma e specie, è sempre una sorta di cibo ultraterreno. Non a caso c'erano mele nel paradiso, e vi è una albero di mele alle porte di Avalon. E' il frutto incorruttibile, nutrimento per la vita, contenitore di saggezza naturale. Al suo interno, se diviso a metà in senso orizzontale, troviamo un pentacolo con cinque semi, considerato un simbolo di perfezione della natura, le cui "misure", come quelle dalla spirale che troviamo nelle conchiglie, sono le stesse con le quali sono state scritte tutte le leggi naturali di perfezione. Se invece la tagliamo a metà longitudinalmente, troviamo due "ovaie" con i semini, ovvero, la forza creativa e generativa della natura e del sacro femminile.

"E' un ramo del melo di Emain quello che io porto, [...] con ramoscelli di lucente argento, e rilievi di cristallo in fiore" (dal poema celtico del viaggio di Bran mac Febail o San Brendano)

Il cavaliere Bran figlio di Febail un giorno sogna una donna ultraterrena che gli reca un ramo di melo e gli canta una canzone in cui gli parla di una sorta di paradiso dove non c'è mai sofferenza, il clima è sempre mite, c'è sempre luce e la terra da frutti spontaneamente senza doverla lavorare. La bellissima donna invita Bran ad avventurarsi in un viaggio per mare verso l'ignoto e Bran parte veramente. Dopo un viaggio periglioso, approda nell'Isola delle Donne (non a caso) e lì si unisce alla loro Regina, ma non potrà mai più fare ritorno, se prova a salire sulla nave verrà ridotto in cenere. E' un viaggio di "morte", dal quale ovviamente non si può tornare indietro, ma il luogo a cui l'eroe approda è un luogo benedetto, una Terra dell'Estate, una terra di meraviglia, di luce e di pace.
Come dicevo, non vi è frutto come la mela, di qualsiasi tipo, che sia più adatta per essere il frutto simbolo di questo periodo di passaggio verso la fine del vecchio ciclo e l'incontro con il nuovo, verso le notti più lunghe che custodiscono il germe di luce e nelle quali rinasce il sole.
Non a caso è il frutto di Biancaneve: difatti si dice che se con la polpa nutre, con i semi uccide (contengono cianuro). Il sonno comatoso di Biancaneve è quello che conduce verso l'altromondo, ma come Persefone, ella si risveglierà a primavera e il mondo tornerà ad essere gioioso e fertile.



Avete mai assaggiato le "giuggiole"? Sono buonissime e a dire il vero... sanno un po' di meluccia croccante. Sono dei fruttini esteticamente molto simili al corniolo, o le rose canine, ma sono verdognoli o marroncini e appartengono al gruppo delle Rhamnacee, che solitamente hanno un effetto diciamo ..."catartico" :), ma per fortuna in forma leggera, non del tipo drastico come altre piante della stessa famiglia. E' un frutto autunnale, che matura nelle prime settimane di Ottobre, mentre verso la fine del mese o i primi di Novembre sono pronti i rossi frutti di corniolo e le rose canine, dipende dalle temperature che hanno subito e dall'altitudine, e che invece, al contrario delle giuggiole, sono più "astringenti".
Le rose canine sono un toccasana per l'inverno perché ricchissime di Vit.C. Attenti però: devono essere rosse, maturissime, vanno aperte e pulite dentro dalla peluria, prima di farle seccare,  perché da irritazione. Le marmellate di rosa canina sono ottime, ma non hanno lo stesso contenuto di vitamina del frutto fresco a causa della cottura. 




D'autunno si riesce a godere anche del sole senza soffrire. E bellissimo camminare sotto la sua luce, un po' "obliqua", soprattutto se tira un leggero vento freddino e si passeggia su silenziosi prati di montagna, per poi fermarsi ad un rifugio, sedersi ad un tavolo all'aria aperta, e godersi una bella zuppa calda e del formaggio fresco scaldato in padella.




Autunno è il momento delle grandi zucche, con il loro colore arancione e la loro polpa nutriente e benefica, le stesse che si usano ad Halloween per spaventare gli spiriti negativi che hanno superato il velo tra i mondi e farli tornare indietro, anche questa una usanza che ha radici antiche, nella festa celtica di Samhain, quando però le zucche non c'erano e venivano usate delle rape. Samhain (si legge "sa:uin") significa "fine dell'estate", e con essa anche il ciclo annuale in corso. E' la festa dei morti, è la festa del passaggio oltre il velo che divide il mondo dei vivi con l'altromondo, e possiamo far sapere ai propri defunti che li portiamo sempre nel cuore.

Ovviamente, non ho dimenticato anche di parlare di funghi, questi misteriosi abitanti del nostro pianeta che nascono dall'unione della terra umida di pioggia con il calore del sole. Io però non li conosco, mi diverto solo a fotografarli ma non oserei mai coglierli, non mi fido nemmeno se vedessi un porcino. Se ne vedono di forme stranissime, attaccati al terreno, ai tronchi in putrefazione, agli alberi, a volte giganteschi, altre minuscoli, o addirittura con forme e colori che sembrano veramente strane cose cadute sulla terra da chissà quale strano mondo. Sono importantissimi per la salute dei boschi, ma non fanno parte ne del regno animale, ne di quello minerale, ne vegetale. Sappiamo che possono essere estremamente velenosi, a volte mortali, ma hanno sempre stuzzicato la fantasia degli esseri umani che spesso ne hanno fatto la casa di gnomi e di altri esserini del cosiddetto "piccolo popolo"... non a caso, nella tradizione irlandese, che ne hanno creato il mito, il piccolo popolo vive "sotto terra", detto anche Regno del Sidhe.
E il fungo è davvero il telaio di questo "regno": difatti il vero fungo è una rete sotterranea che si può estendere per centinaia di metri e questi "alieni" che noi vediamo sbucare dalla terra sono le parti emergenti in superficie di questo "fungo".




Quindi in autunno tutto scende nella terra, dalle foglie secche, ai semi dei frutti caduti, e anche molti animali piano piano entrano nelle tane.
È quel periodo magico di passaggio verso l'inverno, ma, come dicevo, non senza aver superato la porta di Samhain. La "discesa" verso la grotta di Cerridwen (antica Dea Crona celtica della saggezza) non è che la metafora di una sempre più crescente interiorizzazione, che viene naturale a mano a mano che le ore di luce calano, ed è una discesa nel sogno. Prima però, controlliamo quello che portiamo nel cesto, scegliamo i frutti più sani per noi, e gettiamo via i frutti marci, le cui muffe potrebbero intaccare anche quelli buoni e fare marcire i nostri sogni, i nostri desideri, i nostri progetti, le nostre intenzioni per il futuro, le nostre future azioni.

"Il sentiero che scende verso la grotta è protetto da alberi antichi, i cui rami si abbracciano formando una volta ambrata sul cammino dolce, silenzioso, calmo, che si snoda nella nostra Natura interiore. Talvolta è totalmente in ombra, altre invece è pervaso da una luce tenue che filtra obliqua tra i rami. Deve essere percorso lentamente, senza fretta, portando con se un cestino pieno di mele: esse sono i frutti del raccolto che le nostre scelte e il nostro impegno hanno portato a compimento e che nella grotta offriremo in dono a Cerridwen, in cambio di tre gocce della pozione del suo Calderone di Saggezza, quella saggezza che viene dalla voce dell'Anima.
Ad un certo punto del cammino, dietro una cortina di nebbia che ogni tanto si assottiglia, l'entrata della grotta si rivela. E' un varco aperto nella roccia, ma non ci introduce nel ventre fruttifero della Madre, bensì in quello del sogno, della presa di coscienza, del riposo, della trasformazione e del rinnovamento, che appartiene alla Crona.
Esso si trova nel luogo più inaccessibile, antico e profondo di Sé, laddove ogni verità è accuratamente custodita.
Non possiamo smarrirci tra le nebbie, poiché il sentiero è chiaramente già tracciato in ognuno di noi, e percorrerlo richiede spirito di osservazione, rispetto e fiducia.
Si tratta di percorrere i sentieri che portano ad Avalon, ma non serve l'aereo: allora dove si può trovare Avalon? Dove è la porticina da aprire per arrivarci?
Per i Celti il mondo era come un punto con un cerchio intorno, dove il punto è ovunque e il cerchio da nessuna parte. Ciò vale anche per Avalon. Esso è un Luogo dell'Anima di ognuno di noi, è il nostro Giardino Interiore, ognuno ne possiede la fetta relativa al suo specifico sentiero. Allo stesso modo, i confini di Avalon sono sfumati e si uniscono e si radicano anche nella Natura intorno a noi, soprattutto la dove essa è più pura, la bellezza è preservata e gli equilibri naturali sono protetti. Ogni luogo sacro è una porta per Avalon e un suo riflesso, ogni luogo del mondo può per noi essere o diventare sacro, e non è quindi necessario fare lunghi pellegrinaggi in terre a noi lontane per poter aprire quella porticina e sentirsi a "casa".
Il nome Avalon è la contrattura di alcuni dei molti nomi con cui nei vari territori celtici veniva definito l'altromondo, e nelle narrazioni leggendarie è necessaria una lunga navigazione per mare verso l'ignoto prima che sia possibile approdarvi, poiché, come dice Luisa Francia nel suo libro "Le Tredici Lune" al capitolo su Morgana -"nessuno (vi) può arrivare attraverso un semplice viaggio [...] Ma può riconoscere Avalon solo chi sa vedere, udire, sentire e fiutare. Chi è consapevole. Allora le nebbie si aprono e si schiude un'altra realtà che è altrettanto reale di quella in cui viviamo e moriamo"-. Difatti è un peregrinare che parte dal cuore e coinvolge sia lo spirito che la mente oltreché il corpo attraverso i suoi sensi e la percezione della Natura, in un cammino di Conoscenza, nel recupero della verità della propria Anima e in una continua ricerca di Armonia a cui si sente chiamata ogni persona legata con un solido filo d'argento a quelle luminose "terre" che profumano di meli sempre in fiore.
Ci prepariamo a chiudere questo ciclo annuale e ad iniziarne un'altro. Gli antichi popoli celti pensavano  che il nuovo giorno iniziasse dopo il tramonto di Samhain, e il nuovo anno nella sua fase embrionale cominciasse nelle notti di novembre per manifestarsi palesemente nel periodo del solstizio d'inverno. Sarà Cerridwen ad accompagnarci verso il solstizio, a portarci le erbe necessarie per la mistura che ci darà la chiarezza interiore. Intanto avviciniamoci alla sua grotta, con il nostro cesto di frutta da offrirle.
Kerridwen ci invita a specchiarci nel calderone dove Ella rimesta l'elisir che trasmuta e rinnova, un veleno per le ombre e, in sole tre gocce, la luce di conoscenza. Il suo antro è una grotta profonda e scura, poiché Lei è il cuore della Terra dove tutte le leggi della natura selvaggia sono create e conservate e la sua essenza è luminosa e bianca come la Luna nel cielo notturno. Lei è una voce tra le rocce, è il mutare del paesaggio autunnale, è la mano dalla pelle rugosa che indica la via, è la porta che si apre sulla consapevolezza, è l'Antica Madre che premurosa accoglie e protegge il chicco di grano nel suo grembo, è il faro dei defunti e la lanterna dei vivi che accende la sapienza nelle menti, è un cupo tramonto e una fredda alba, è il viaggio silenzioso in se stessi. Sediamoci accanto al suo calderone, ascoltiamo i suoi saggi insegnamenti che emergono dal fondo dell'anima aprendoci alla verità e all'armonia, afferriamo la sua mano severa che ci conduce oltre le nebbie attraverso le gelide notti invernali".
 (Niviane, pensieri già pubblicati altrove, nei "Meli" di Avalon)

Prepariamoci anche ad incontrare e onorare i nostri antenati, che potranno udire più facilmente le nostre parole mentre le nebbie si assottigliano nelle notti di Samhain. Prepariamoci alla discesa nello spirito, che nelle notti d'inverno ci condurrà verso il nostro sole interiore.

1 commento:

  1. Che bel post e quante cose buone :) Adoro l'autunno, ottobre e i suoi frutti, non ho ancora avuto il piacere di mangiare le caldarroste ma ho già sgranocchiato i melograni e oggi credo proprio farò merenda con delle mele cotte (che c'è di meglio quando si ha un po' di influenza?), per non parlare di quanto mi piacciono funghi e zucche. Invece non ho mai provato - credo - le giuggiole e la rosa canina, devo recuperare.
    Bellissimo anche il post su Samhain, per me è per varie ragioni la parte più importante dell'anno, apprezzo sempre molto le tue riflessioni sulle feste e le divinità celtiche, grazie per condividerle :)
    Un abbraccio :*

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