domenica 25 settembre 2016

Ricordi d'ambra



L'autunno è arrivato veramente, con tanto di equinozio avvenuto qualche giorno fa. E' la mia stagione preferita, e non solo per gli ambrati e incantevoli segni della trasformazione della natura, non solo per la nebbiolina nel bosco che rende tutto magico e misterioso, ma perché è il periodo di cui ho più ricordi dell'infanzia, insieme al Natale, alla scuola, alla fiera di Settembre, e all'impasto della torta che mamma faceva il sabato nel tardo pomeriggio.
L'autunno mi ha lasciato il ricordo dell'odore della cartoleria dove compravo la cartella, le penne, i pennarelli e i quaderni, insieme a quello delle foglie cadute che usavamo per ricalcarle sul foglio da disegno, del viale alberato che portava a scuola, e ancora: i calzettoni di cotone grosso e la giacchettina di lana leggera, le scarpine tipo "college", la nebbia la mattina, i vetri appannati, i cieli grigi che coprivano la città, la gonna kilt, le ultime corse in bicicletta tra i campi coperti di foglie, l'odore del mosto in campagna da mia zia, la sagra della bruschetta nel paesino dove era nata mia madre, il sapore del "croccante", il cartoccino di caldarroste che compravamo dal venditore ambulante in centro, la copertina a quadri che veniva poggiata sopra al copriletto in attesa di essere messa definitivamente sotto di esso, la merenda in casa con il mio amico A., le passeggiate nel bosco in cerca di funghi la domenica mattina quando salivamo in montagna a prendere l'acqua di fonte, e il silenzio magico di quel bosco umido dal quale, tra i leggeri fili di nebbia, mi aspettavo sempre di veder uscire una fata o uno gnomo, e li aspettavo con gli occhi sgranati, speranzosa.  
Faccio parte di quella generazione che è cresciuta senza telefonino o pc, oggetti che oggi vediamo in mano già ai bambini delle elementari, e tutto era frutto di un istintivo sforzo creativo. Ci lasciavano giocare per strada, scorrazzare qua e la, ma quando sentivi il tuo nome gridato dal sesto piano del tuo palazzo, sapevi che dovevi correre a casa (o peggio per te!). Gli amici li incontravi, il telefono costava troppo caro. Se ti azzardavi a mancare di rispetto eran botte ("t'ho fatto e ti distruggo" penso che sia qualcosa che quelli della mia generazione prima o poi si sono sentiti dire dalla propria madre :D ). Non perdevi il tuo tempo a sognare qualcosa lontano da te che avevi visto su qualche sito/social sul web, ad allacciare amicizia con un nickname dell'Alaska o ad impicciarti della vita altrui, ma vivevi il tuo mondo, così come era, giorno per giorno. Gli amici erano veri, quelli che puoi abbracciare, con cui puoi giocare, litigare, correre in bici, faccia a faccia, senza trucco e senza inganno. La "bellezza" non la cercavamo in una immagine figa sul web di paesaggi ritoccati "condivisi" su Pinterest, ma trovavamo la meraviglia in ogni cosa intorno, nei campi dietro casa, nelle mura antiche, nel colore del cielo che mi fermavo a guardare per lunghi minuti, incantata da quel suo cambiare forme di continuo. Nessun suggerimento artificiale ci arrivava da mezzi multimediali, e così la nostra fantasia e creatività era in costante fermento, ogni luogo poteva diventare il set di un nuovo gioco, di una nuova storia, e non ho mai contato le scatole di pennarelli che ho consumato.
Adoro la tecnologia, e le nuove generazioni sono avanti rispetto a noi che, per quanto mi riguarda, a 12 anni avevo ancora la Barbie, ma a volte mi chiedo quali sono i ricordi che i bambini/ragazzi di oggi porteranno con se. Il più bel selfie? Quel videogioco di guerra e massacri? Quel panino di McDonald oppure quella volta che per farti quattro risate hai messo alla gogna un compagno usando internet? Non lo so, ma auguro alle nuove generazioni, di avere anche loro l'odore della cartoleria, delle caldarroste e dell'impasto della torta nei loro ricordi.
Evviva!!! E' autunno!! <3

Ed io, intanto, pensando al freddino e al Natale che verrà, ho finito di fare il nuovo Babbo Natale da schema di Prairie Schooler iniziato più di un anno fa. Ricamare mi rilassa. Un tempo era considerata un'arte sacra, non a caso ancora oggi vediamo dei lavori di ricamo bellissimi fatti dalle suore. Filo dopo filo si tesse una immagine, si rende visiva un idea, si crea bellezza.


1 commento:

  1. Ogni anno aspetto con gioia i tuoi post sull'autunno, sono i miei preferiti e i tuoi racconti di boschi, funghi e castagne mi fanno vedere immagini e sentire odori che è come se li avessi qua. E' anche la mia stagione preferita e avendo finalmente finito gli esami di questa sessione da sabato si ricomincia ad andare per boschi <3
    Buon autunno!!! :)

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