mercoledì 24 agosto 2016

Sorelle?

Maximilian Lenz (1860-1948), A Song of Spring (1913)

Questa è una immagine molto significativa per me. Era la copertina del primo Avalon-gruppo di cui ho fatto parte, e per me significava sorellanza, sorellanza con le amiche del gruppo, ma anche sorellanza con tutte le donne, riunite nel cammino del sacro femminile, libere, ognuna con le sue specificità, il suo pensiero, la sua personalità e il suo personale e unico percorso spirituale e di vita, che nella sua originalità diventava nutrimento per le altre reciprocamente.
Ho iniziato il mio cammino spirituale a 18 anni (ne ho 52), ho aperto il cancello della "tradizione" di Avalon circa 20 anni fa e 13 anni fa iniziai a frequentare il primo bellissimo gruppo, quello che mi è rimasto nel cuore (Avalon Nemeton). Da allora di gruppi ne ho conosciuti altri, diciamo tutti quelli che avevano a che fare con Avalon o il sacro femminile: tutti parlano di sorellanza, di ascolto e cooperazione, di sradicare lo schema patriarcale del dominio, della sopraffazione, della piramide gerarchica, dell'egoismo, dell'aggressione. Purtroppo tra il dire e il fare spesso c'è di mezzo il mare, anzi, un oceano. In 13 anni ho visto crearsi gerarchie, ho visto nascere ipotetiche/ci "guru/leader" come piovesse (e in questa categoria ci metto tutto quello che si pone come guida o dispensatore di insegnamenti e "saggezza), ho visto litigi tra "adepte" e guru/leader evidentemente incapaci ad accettare chi ha personalità, ho visto vendette e mortificazioni, ho visto prendere le cose degli altri senza dire "lo ha fatto lei/lui" o prendersi tutto il merito di lavori fatti con la collaborazione e il contributo degli altri senza citarli, ho visto seminari per "diffondere il sacro femminile" che invece diventavano seminari "solo per chi può" dato il caro prezzo e quindi destinati ad una elite di "sorelle" paganti. Ho visto percorsi nascere nella purezza di intenti e trasformarsi dopo un paio d'anni nella solita piramide di chi conta e chi non conta niente, ho visto sorelle iniziare a snobbarsi per invidia o timore del successo dell'altra, ho visto spesso il classico atteggiamento coercitivo (ma pericolosamente e abilmente mascherato dietro altri atteggiamenti che stanno tra la gatta morta e la colta ma ingenua e zuccherosa) che ti fa capire che se "non sei con" allora sei "contro e sei fuori", insomma, ne ho viste di tutti i colori, l'ho visto con i miei occhi e in molti casi vissuto (o subìto), e spesso non ho detto nulla, perché capivo che avrei solo peggiorato le cose, e quando l'ho detto non ho trovato dall'altra parte disponibilità al chiarimento. Spesso questi "guru/leader" sono ragazze molto giovani, nel pieno delle loro insicurezze, forse inventarsi un posto al sole è un modo per sentirsi importanti e colmare queste insicurezze, oppure sono le maggiori usufruitrici di seminari e altri percorsi che promettono di fare di te un faro nella nebbia e che vengono poi sbandierati di continuo come fossero un dottorato in chirurgia del cuore. Spesso ho visto mascherare la richiesta imperante di un servizio con "è un servizio alla Dea". Come chiamiamo tutto questo? Ho notato quanto basta poco perché una "sorella" passi da un ipotetico amore ad un vero odio verso un'altra "sorella" semplicemente per un pensiero controcorrente, o ancora peggio, ho visto chi aveva atteggiamenti patriarcali accusare altre (in ovvio atteggiamento difensivo) di averne. L'inganno è sempre dietro l'angolo. Quanto di schema patriarcale coltiviamo senza accorgercene? Ovviamente, ho anche conosciuto persone bellissime, veramente tese verso una sincera ricerca spirituale e che approcciano certi percorsi solo con questo scopo nel cuore e con il massimo rispetto per tutto e tutte/i, generose, colte e sagge.
Io credo che questa società dell'apparire, che ci vuole fighi e di pubblico successo, spinge le persone ancora di più in questo schema. Tante cercano un palcoscenico, chi non lo trova se lo crea, basta che il riflettore punti verso di lei/lui e nel quale la sua persona/autorità/pensiero/verità non possa esser messa in discussione ma sembri un diamante che brilla nel buio emergendo su tutti e tutto.
Se vogliamo uscire dal patriarcato, ognuna/o deve farsi delle domande, avere il coraggio di mettere in discussione tutta se stessa, frugare nelle proprio ombre, e chiedersi quanto c'è di "patriarcato" in quello che facciamo, nei nostri desideri, nei nostri atteggiamenti, nei nostri scopi, nei pensieri, nelle nostre scelte, nel modo in cui ci relazioniamo con gli altri, in quello che vogliamo o ci aspettiamo, o pretendiamo da loro, nella considerazione che diamo agli altri, alla loro vita, a i loro sogni, al loro tempo, quanto cerchiamo di comprendere le loro difficoltà, quanto la nostra libertà e i nostri sogni soverchiano la vita degli altri, quanto ci approfittiamo di chi ci tende una mano, quanto rispettiamo e accettiamo le idee e il pensiero altrui, e allo stesso modo dobbiamo saperci allontanare quando ci troviamo in una situazione in cui quello schema viene perseguito o subiamo un leader, perché solo morendo nell'indifferenza questo schema può cessare. Genevieve Vaughan parlava della società del consenso, dove nessuno domina, dove non ci sono gerarchie, dove in un gruppo di persone o in una comunità non si prendono decisioni per alzata di mano ma si cercano quei punti che tutti hanno in comune e su cui tutti sono d'accordo e si lavora su quelli. Utopie forse, ma di certo ingannare se stessi e gli altri mascherando il patriarcato con una falsa gilania o dietro il velo della Dea perché non abbiamo il coraggio di ammettere la verità rende la battaglia già persa.
Personalmente, credo che bisogna anche cambiare le parole eliminando quelle che hanno una origine negli aspetti peggiori di quello che chiamiamo "patriarcato", come ad esempio il termine "servizio" che nella sua radice etimologica nasce per indicare chi è schiavo e servo, e per tale significato atavico induce, seppur a livello inconscio, uno stato di sottomissione. In merito al sacro femminile, io preferisco usare le parole "agire per la Dea, agire per onorare la Dea", invece che cercare di dare un senso diverso alle parole. Bisogna abolire il concetto di gerarchia, di leader, di adepto, ecc... ecc... e riscoprire il senso vero, profondo e importante di parole come umiltà, dialogo, gentilezza, sorriso, rispetto, ascolto, armonia, comprensione, e va bè, la pianto qui.
Dobbiamo porci delle domande. Credo che sia necessario comprendere quanto patriarcato perseguiamo senza rendercene conto, ognuna/o con una attenta analisi di se, prima di andare avanti e ricominciare ogni altra attività.

"La donna [...] è stata resa senza potere. La sua autostima è bassa; affama se stessa per guadagnare qualche piccolo potere [...] tradisce le sue sorelle in ogni momento, spettegola, compie maldicenze minando quelle donne che vivono più coerentemente i loro ideali, perché non dovrebbero emergere dalla massa, lasciandola indietro. Cerca costantemente l'approvazione di altre donne e uomini. [...] ha bisogno di conferme per sentirsi bene. [...] Anche l'uomo stenta a liberarsi, ad essere se stesso, ad essere dolce e forte, ad essere un Guardiano della Natura" (dal libro "Sacerdotessa di Avalon, sacerdotessa della Dea" di Kathy Jones)

Spesso è la nostra umanità che ci frega. La mia scelta fatta anni fa e perseguita nel tempo è quella di percorrere i miei passi su sentieri di Luce. L'ho fatto e lo faccio con il Reiki e le altre tecniche olistiche che ho imparato, con i miei studi, con la mia creatività, con la mia spiritualità, con Avalon. Ma nessuno è perfetto ed io pure, come gli altri. Fa parte dell'essere "umani". Non sempre si riesce a mantenere quella luce. A volte si cede ad un momento di sconforto, di delusione, o ad un evento negativo o luttuoso, a volte si entra in empatia con questioni familiari o di persone a cui si vuole bene oppure si cede all'approvazione delle chiacchiere negative di una amica per fiducia e sostegno, a volte ci si lascia percorrere dalle ombre di una società malata, ecc... ecc.... . addirittura a volte si evita di "emergere" (tra virgolette), non solo per insicurezza, per timidezza, ma per non far sentire indietro gli altri, così per evitare il loro dito contro si copre la propria luce (più comodo) stando nell'angolo d'ombra. Eppure, alla fine dei conti, non è colpa degli altri, o della società, ma è solo responsabilità personale nostra, che possiamo scegliere e dire no, è nostra scelta e coerenza di affermare chi siamo, anche a costo di essere fuori dal coro. Purtroppo la nostra umanità è fatta di molte fragilità, e purtroppo capita che quel "no" ce lo scordiamo, o non abbiamo coraggio di dirlo, però, se dinnanzi ad ogni situazione ci facciamo le giuste domande, ci diamo le giuste risposte e agiamo di conseguenza, stabilendo che siamo liberi, sapere di non aver tradito se stessi di solito fa stare bene, ed è quello il segnale che conta: ascoltare come ci sentiamo, chiederci se certe situazioni ci danno gioia o disagio, chiederci se sono luce od ombra. La mia scelta è di Luce, e dovrò renderla sempre più solida. Di certo non ho mai temuto la luce degli altri, anzi, ho spesso collaborato per tenerla accesa, e spero ce ne siano sempre di più, così come spero che altrettanto facciano tutti.


Immagine pubblicata dalle Sacerdotesse del Goddess Temple-Glastonbury, durante il Goddess Conference

Ecco un bellissimo esempio di "sorellanza" vera. Kathy Jones è la ispiratrice di tutto questo, ma non lo ha creato da sola, bensì in una comunità di donne e uomini. Insieme hanno cresciuto questo luogo, lavorando sodo per la diffusione del sacro femminino, per la partnership, per lo stare in cerchio invece che creare piramidi di potere.
Ho studiato il libro di Kathy Jones per tre anni dal momento che uscì (mi sembra il 2007, ed era quello in inglese), e anche se non condividevo tutto (ho una visione di Avalon un po' diversa, più strettamente vicina al mito gaelico) ammiravo tantissimo il suo lavoro coraggioso per la Dea e il sacro femminile e spesso ho pensato che avrei voluto fare i suoi training per poter avere una "Glastonbury experience", ma ho il grande limite di non saper sufficientemente l'Inglese. Mi sono innamorata di Glastonbury durante un viaggio in Inghilterra, quando mi recai li per visitare i luoghi del mito e rimasi folgorata dalla sua energia. Quando c'era il Goddess Conference guardavo i video dei pellegrinaggi e le festose processioni al Tor, e mi dicevo: "Parteciperò anche se non capisco nulla di quello che dicono". Poi è arrivato l'anno 2014 (e qui mi devo levare un dente dolente) quando sono morte mia suocera e soprattutto mia madre, e contemporaneamente mi arrivavano su fb le immagini delle celebrazioni a Glastonbury proprio della Dea Crona, e tutte quelle sfilate, quei travestimenti che richiamavano la morte, le gioiose feste in maschera, mi disturbavano molto mentre io vedevo la morte, quella vera, silenziosa, che senza orpelli, senza festosi tamburi, ma dolorosamente si faceva strada nel volto di quelle due donne della mia famiglia, mia madre in particolare, trasfigurandole nella sofferenza, e mi sentì offesa da quello che vedevo sul web di quel Goddess Conference, offesa come un bambino che ha fame e guarda un video dove buttano il pane, mi disturbava quella espressione festosa della vecchiaia e della morte, la trovavo grottesca e irrispettosa verso chi la vecchiaia e la morte la stava vivendo con sofferenza, interpretavo quelle immagini tanto negativamente che non volli saperne più nulla per più di un anno. Lo so, è difficile da capire. Non so raccontarlo meglio. Posso solo aggiungere che il dolore rende fragili. Poi, quando grazie alla Dea Brighid la ferita del dolore per mia madre si è cicatrizzata, grazie ad un sogno notturno molto particolare fatto la notte di Yule e grazie alla mia carissima amica e sorella Claudia Carta (Sacerdotessa formata al Goddess Temple), con la sua presenza e il lavoro fatto insieme, ho capito che stavo dando una interpretazione errata e probabilmente sciocca di quel Glastonbury Priestess mondo che non conoscevo bene e che invece prima ammiravo, e nel mio cuore ho iniziato a riavvicinarmi a quella grande gioiosa ed emozionante bellezza dedicata alla Dea e al sacro femminile delle Sacerdotesse di Glastonbury, e quel pensiero "al prossimo Goddess Conference ci vado anche se non capisco nulla d'inglese" ha iniziato a farsi di nuovo strada (se non succede altro a mettermi i bastoni tra le ruote e soldi permettendo, altro importante limite), soprattutto dopo che, a Maggio, ho partecipato a Roma allo splendido seminario di Marion Brigantia. Ho sentito solo i racconti dell'esperienza al Goddess Conference di chi ci è stato, ma credo che per chi ama il Goddess mondo, sia una esperienza molto speciale da fare. Unico importante neo: il prezzo un bel po' alto, sia della conferenza che dei training. Purtroppo, anche qui, non è per tutti.


Altare a Brigid, durante il bellissimo seminario di Marion Brigantia

Aggiornamento del 15/05/2017 - Altare della Crona, al seminario di Kathy Jones

3 commenti:

  1. Bellissime riflessioni sulla sorellanza, sulle quali dovremmo a nostra volta riflettere e trarre insegnamenti da seguire ogni giorno. Se penso a quante volte io per prima ho certi atteggiamenti e che solo col senno di poi riesco a capire di averli avuti ma non posso tornare indietro per correggerli, quante volte mi mordo la lingua per un commento o un pettegolezzo di troppo che purtroppo ormai è uscito. Per quanto riguarda le associazioni il mio grande limite è il timore dell'effetto "setta". Sin dall'adolescenza sono stata invitata a partecipare a questo tipo di attività, non necessariamente femminili, ma questa paura mi ha sempre tenuta al di fuori, devo dire in quei casi specifici per fortuna, perché poi chi mi invitava ne usciva fortemente deluso proprio dall'ambiente settario. Ho sempre idee mie sulle cose e finisce che mi trovo in due tipi di situazione, quella in cui le espongo e mi sento esclusa per averlo fatto, e quella in cui non le espongo per non perdere il gruppo e mi sento forzata a farmi andare bene tutto, anche cose che per me non hanno senso o sento deleterie per me stessa, così come sento deleterio tenermele dentro perché poi diventano nervosismo e mal di stomaco. Mi piacerebbe sentire di avere delle "sorelle" da qualche parte nel mondo, ma ho paura di passare da un eccesso all'altro, dall'avere le mie idee al doverle reprimere, dall'avere idee contrarie al maschilismo e al "maschio-centrismo" a dovere accettare le idee di chi sostiene che le donne sono in tutto e per tutto superiori agli uomini, e poi mi inquietano le derive che certe persone adottano nella vita quotidiana basandosi su ideali religiosi. Certo nessuno può costringermi a non prendere antibiotici, a non far vaccinare i miei figli o a darmi al veganesimo o al fruttarianesimo, ma non so quanto riuscirei a sopportare un ambiente dove la maggior parte delle persone tendono a pensarla così e a farti una colpa di non essere allineata. Quello che ho sempre detestato delle religioni monoteiste è che spingono i loro "adepti" ad aderire a idee morali che nulla hanno a che vedere col buonsenso, la scienza, la logica, o qualsiasi altra conquista post-illuminista (o pre-cristiana) della cultura europea. A volte parlando con una mia amica molto spirituale, di fede induista e che come in un'equazione perfetta risponde a tutte le caratteristiche di cui sopra, mi sono sentita dire in un tono tra lo shockato e lo schifato "come fai a credere in quello che credi e non credere a queste cose?", ossia che la medicina olistica superi anziché affiancare quella sperimentale, che gli alieni hanno incrociato il nostro DNA migliaia di anni fa, che gli animali sono come le persone, ecc. Come se tenere separata la sfera spirituale dal resto faccia di me automaticamente un'atea. Probabilmente questa mia "colpa" mi terrà sempre fuori da qualsiasi tipo di gruppo, femminile o misto che sia, religioso o di semplice meditazione. Ammiro moltissimo quelle persone che riescono a mantenere anche in queste situazioni la loro individualità e che riescono a farsi rispettare dalla maggioranza che la pensa diversamente anziché essere considerate fuori posto.

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  2. PS: auguri di buon compleanno, ricordo che fosse prima del mio ma non il giorno esatto, scusami :***

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  3. Grazie degli auguri :*
    Per il resto, anche io temo sempre l'effetto setta. Quello che dici tu è il problema più grande dei gruppi un po' settari, anche se non sono delle sette vere e proprie. Alla fine se non sei d'accordo sei contro, e spesso è vero che ci sono degli aspetti molto estremi in questi gruppi, dal veganesimo, al femminismo esagerato (ma poi... insomma, alla fine non è che scendono in piazza, ma a chiacchiere sono grandi combattenti), agli anticattolici, ecc...ecc...
    Alla fine se te ne stai per conto tuo finisci con lo stare meglio.
    Io non sono vegana, sono intollerante (o allergica per il nichel) alla maggior parte delle cose che mangiano i vegani per cui se fossi vegana sarei morta, perché avrei ben poco da mangiare. Non ho nulla contro la scienza medica, e a dire il vero vedo che anche questi che sono "anti", alla fine se c'è bisogno dal medico ci vanno anche loro o ci portano i loro figli e gli danno tutte le medicine del caso.
    Come ti dissi anche per il Reiki, le cose olistiche NON sostituiscono la medicina tradizionale e scientifica, al massimo alcuni mali quotidiani possono essere meglio sopportati con le medicine alternative tipo la fitoterapia (che comunque è una scienza) per non imbottirsi di farmaci, ma anche li bisogna andare con cautela perché pure le erbe possono fare male.
    Io ho sempre pensato che le persone con personalità sono una risorsa per il gruppo, per ogni gruppo, idee diverse fanno crescere tutti, ma purtroppo non la pensa quasi nessuno così, perlomeno in Italia, dove spesso la personalità è vista come un pericolo, una minaccia. Evidentemente chi li gestisce non è poi così sicuro del fatto suo, e teme di perdere credibilità.
    Poi è ovvio che se una persona è contraria a tutto quello che viene fatto o detto in un gruppo allora la domanda è "ma tu qui che ci fai?", in fondo ci sono tanti gruppi, non vedo perché stare in uno di cui non si condivide niente. Ma questo è un altro discorso.
    Tu hai personalità, e cultura, non è una colpa ;), è una risorsa!!

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