giovedì 15 settembre 2016

Avalon è una attitudine


"Oltre le nebbie il calore del sole, la dolcezza dei Meli in fiore....Avalon.[...] Perché Avalon? Perché esiste Avalon ed esistono ancora le Sacerdotesse delle Antiche Vie in questo mondo moderno? Questi sono gli interrogativi da tenere presenti nel momento in cui si inzia a percorrere il Sentiero del Cuore. Questo percorso è quello che ti permette di sperimentare Avalon, di respirare il profumo dell'Isola delle Mele, di vivere la Tradizione, non soltanto di imparare qualche nozione a riguardo. Avalon non è un processo logico che si può apprendere, ma una via viva che respira e che ci conduce attraverso quel lavoro verso la nostra interiorità e poi dall'interno verso l'esterno, fuoriuscendo dal nostro essere fino ad avvolgere e coinvolgere ogni aspetto della nostra vita. Avalon va vissuto nel respiro, nel sangue, nelle ossa, solo così  possiamo arrivare a bere direttamente l'acqua dalla Fonte della Madre [...] Non sempre è facile percorrere queste strade, spesso si è chiamate a confrontarci con le nostre ombre nascoste nel profondo del proprio essere con la conseguente riemersione verso nuove strade e nuovi modi di intendere la realtà che ci circonda, abbracciando ciò che è utile e avendo la forza di abbandonare ciò che non lo è, scegliendo ciò che è autentico e abbandonando ciò che è illusione, senza scuse e autocommiserazione ma con onestà e verità [...]. C'è tanta verità da imparare rimanendo seduti a respirare e ad essere. Liberare il respiro ed impararne le potenzialità è un nodo centrale di questa Tradizione. Nessun libro, tantomeno alcun sito internet potranno mai insegnare come camminare lungo le vie che portano ad Avalon, solo l'esperienza diretta, l'azione, possono condurre all'Isola Sacra" (di Brinigwenn , dall'ex-gruppo Avalon Nemeton, 2003)

Nel respiro, nel sangue, nelle ossa.... ho letto questa frase altre volte, in testi di altre persone, anche io la uso spesso, e sono decine i piccoli momenti iniziatici che si incontrano durante il percorso, a volte accadono anche inconsapevolmente e ce ne accorgiamo dopo. Ebbene, Avalon non è per tutti, anche se tutti possono tentare di varcare le nebbie, e nessuno può giudicare gli altri dicendo chi è sul sentiero di Avalon e chi no. Puoi fare tutti i corsi che vuoi (ben vengano, e ce ne sono di bellissimi) e coprirti di lecitissimi e certamente meritati attestati, ma fino che non trovi "NEL CUORE" quella connessione profonda, non puoi dire di aver trovato il sentiero per Avalon. In compenso puoi crederlo, è il piccolo inganno celato proprio in quelle nebbie.
Le Sue vie  sono prima di tutto tre: quella della testa, dell'intuito e del cuore.
Con la testa si studia la mitologia, i simboli e la storia, con l'intuito si sviluppano sensibilità, visioni e percezioni, con il cuore, il più importante forse, si vive il legame atavico con l'Isola Sacra e se ne fa esperienza, sia nella meditazione che ritrovando Avalon nei luoghi di natura selvaggia (boschi, cascate, spiagge, cime dei monti, vallate e campagne).
Queste tre cose sono indivisibili, tenute insieme dal richiamo che Essa esercita su chi, come me, ne sente la voce fin dai sogni fantastici e magici dell'infanzia. Tradotto tutto in pratica, si tratta di leggere libri opportuni e decodificare miti e leggende, di andare spesso in luoghi dove avere un contatto diretto con la natura selvaggia e ampliare più che si può la nostra conoscenza di essa, infine, di esercitare pratiche di meditazione sia specifiche che più generali (respirazione, silenzio della mente, osservazione, ascolto).
Avalon è un frutto delle leggende celtiche, e ne indica l'altromondo, il cui riflesso terreno è stato da alcuni individuato nella terra di Glastonbury, che può essere vista come una porta di accesso verso tali e luminosi mondi superiori, la più famosa (era ed è oggetto di grande speculazione), ma non l'unica: difatti ci sono vari luoghi in Britannia che sono stati indicati come un possibile portale per Avalon, e in realtà ogni luogo di natura vitale e che sentiamo speciale può esserlo. Se portiamo Avalon nel cuore potremo trovare una porticina per Avalon anche a casa nostra .
Le sue Dee per me non sono entità, non si tratta di idolatria, sono archetipi divini, ognuna della quali è una sorta di colore-espressione dell'energia primordiale, e sono da ricercare e riconoscere non solo intorno a noi, ma anche in noi, poiché tali "colori" sono impressi nel nostro DNA fin dai primi giorni della creazione, anche se popoli diversi hanno usato parole diverse per indicarle, parole che sono diventate nomi.

Non ho molte certezze, non sono una di quelle che dice "io mi conosco" a cuor leggero, ma di una cosa sono certa: Avalon è una mia attitudine. Senza stare a raccontare tutto il percorso, sono decenni che mi occupo di Avalon, di cui gli ultimi 19 dedicati proprio alla "tradizione" di Avalon. Ho studiato tutto ciò che c'era di leggibile in italiano ed anche, per poche eccezioni, in inglese. Ho frequentato gruppi e collaborato molto attivamente con un paio di essi, (soprattutto e sempre nel cuore, Avalon Nemeton, ma anche i Meli di Avalon), ho partecipato alla creazione di due Ruote dell'Anno, in più e prima ancora ho creato la mia Ruota d'Argento personale, ho fatto esperienze, meditato per ore, ho viaggiato nelle terre del mito, e insieme a questo, c'erano le celebrazioni delle stagioni, gli immram, e la totale continua ricerca delle Antiche Armonie (il senso delle leggi naturali e universali) e della Dea Madre del mondo e della vita. Ho un megalibrone di appunti di più di mille pagine e credo di aver riempito e poi distrutto almeno una quindicina di diari, ma soprattutto ho guardato nelle mie ombre, ho lavorato su me stessa, ho vissuto Avalon, e l'ho riconosciuta intorno a me: so di portare una porzione di Avalon nel cuore.
Negli ultimi tre anni ho frequentato il lavoro proposto da Claudia Carta, Sacerdotessa della Dea del Glastonbury Goddess Temple e soprattutto carissima amica. I primi tempi abbiamo lavorato sui suoi percorsi, in gran parte da lei stessa tracciati, quest'anno abbiamo lavorato sui miei.
Oggi, a 52 anni, compiuti da poco, insieme ad una cerimonia, scritta da me, di "NAMING" (una sorta di battesimo per l'acquisizione del nome, ovviamente Niviane nel mio mio caso di fronte al nome anagrafico) fatta al bellissimo Tempio di Diana, che purtroppo dopo tanto tempo che non ci tornavo ho trovato parzialmente crollato, con Claudia Carta come amica, officiante e benedicente testimone del tutto, ho proceduto alla mia dedicazione come Sacerdotessa, e nello specifico, "Sacerdotessa della Dea sulla Ruota d'Argento di Avalon©". Sì, dopo un lavoro di quasi 20 anni su Avalon e l'ispirazione di una vita....quanta bellezza, commozione ed emozione c'è stata, ne sarò sempre grata alla mia cara stupenda sorella e grata anche al luogo magico, antico e sacro che ci ha ospitato. 
E' stata importante questa celebrazione, perché ho fatto la dedicazione sulla mia Ruota e sul mio lavoro, è stata una presa di responsabilità, un mettere la parola "punto e accapo", e andare avanti. Solo questo. Senza pretese. Alcuni operatori di luce affermano che dopo i 50, ovvero alla fine del settimo ciclo di sette anni, inizia un passaggio su un livello spiritualmente superiore e di consapevolezza più ampia, (ovviamente in base a ciò che si è fatto prima ;D), e durante una sessione di mentoring con la "Sacerdotessa di Brigid" Marion Brigantia, lei non solo mi invitò a fare la cerimonia di naming, ma mi fece notare, di fronte ad una carta che indicava Diana, che "sono pronta", anche se non specificò per cosa, e che proprio a 52 anni avviene il passaggio su un livello superiore.
Onestamente, io non credo alle carte. Ma ci fu anche un sogno notturno, molto lucido e preciso, che mi ha convinta. Il momento di passaggio di oggi è la conclusione di un lungo Immram, è la barca che ritraghetta nella realtà quotidiana, è la chiave che chiude il cancello su un sentiero per aprirne altri. 
Detto questo, non credo servano altre parole: a me piace di più parlare di altro, della natura, di quel piatto buonissimo al ristorante, di boschi, di onde, della volpe che viene in cerca di cibo, della mia torta di mele, di favole di gnomi e di fate, dell'autunno, della neve o di qualcosa che soddisfa una mia esigenza creativa, di viaggi, di alberi di Natale, mi piace mostrare un opera, pensarla, condividerla, condividere sogni, pensieri, e anche prendermi il diritto di indignarmi di fronte a ciò che non ritengo giusto, per cui su questa cerimonia non aggiungo altro. Inoltre, è stato un evento magico, dove sono veramente successe cose magiche e luminose, e sento che devono restare lì, nella riservatezza di quel posto, di quel momento e di quell'evento.

Ma cosa è oggi una Sacerdotessa? Ognuno ha la ricetta sua. Mi scuso con chi, leggendo queste righe, dovesse sentirsi tirato in causa, cosa che non è nell'intento di queste mie parole.
Dal vocabolario Treccani: sacerdotessa = donna addetta e consacrata a culti e riti pagani.
Ergo, forse questo termine non dovrebbe nemmeno essere usato in merito alla realtà odierna.
Nel mondo moderno, per quanti sforzi alcune facciano, non è e non potrà più essere LA Sacerdotessa, ovvero quella donna che nell'antichità viveva in un tempio ligia alle regole, tabù e dogmi, una custode di misteri tramandati e acquisiti in anni di studi e sacrifici, una ritualista in quanto tramite tra uomini e Dei, totalmente serva del Tempio e delle sue cerimonie fino a dover accettare di respirare fumi tossici per ottenere uno stato di trance (o forse, ancor meglio, di allucinazioni) e silenziosamente disposta (o costretta) a fare o accettare qualsiasi cosa per il Tempio che serviva e nel quale viveva tutta la sua vita. Oggi, in un'era in cui finalmente sempre più esseri umani cercano una conoscenza scientifica avanzata e spiritualmente perseguono un contatto diretto e personale col divino, in una realtà occidentale dove finalmente le superstizioni sono state superate e dove la vera consapevolezza è ritenuta quella che libera da schemi e condizionamenti, in una società che non solo non ricostruisce i vecchi templi diroccati ma abbandona sempre più le chiese, tale sorta di casta sacerdotale non serve più, e tantomeno servono sacerdotesse che ripropongono certi schemi, spesso avvalendosi dell'intento (o la scusa?) di essere un baluardo antipatriarcato, poiché, seppur celatamente, diventa invece un perseguirne i modelli di comportamento, con le loro chiese, i loro "alti prelati", i loro schemi e tabù, che in questo caso possono essere travestiti da etica e da pseudotempli con i loro più o meno dichiarati ordini gerarchici. Nella mia visione la sacerdotessa è molto vicina all'immagine della druidessa: non chiusa nel tempio, ma libera, tra i saggi alberi, nella radura nel bosco, che è il suo tempio, come tutta la Natura. Come successo per altre parole antiche, il termine "sacerdotessa" lo si può riproporre solo con un senso diverso e allargato a concetti nuovi: è una qualità di colei che innanzitutto è la Strega, intesa nel senso più antico del termine, purificato dal fattucchierismo medioevale e riportato al suo significato originale "donna di conoscenza". Etimologicamente "colei che offre al divino le cose sacre", oggi una Sacerdotessa può rappresentare una donna che, a seguito di un lungo percorso di presa di consapevolezza o per un dono innato, persegue vie di connessione con le luminose divine energie sacre e universali, reca in sé un profondo senso di unità con la natura, la Terra, il cielo, l'Universo, e vive tutto ciò nelle azioni della sua vita, cercando di lasciare "semi di luce" qualunque sia l'ambito e il modo in cui sceglie di farlo (e sono tanti, in base al tipo di talento personale): può essere nell'arte, nella guarigione, nel suo lavoro, in una scelta di vita, può essere una mentore, una creativa, un'artigiana, una coltivatrice, una scrittrice, un'insegnante, una operatrice ecologica, e tante altre cose, ma ciò che la distingue è il suo rapporto col sacro, il suo senso del divino e il suo atteggiamento di rispetto e amore, che esprime in ciò che fa e nel modo in cui offre i suoi piccoli o grandi doni e talenti al mondo e per il bene comune. Detta così sembra chissà che, e invece, attenzione, per come la penso io non si tratta di una santa, non è una buonista, non è una wonder woman, non è disposta a tutto: sa che deve aver cura di se stessa, poiché la vita che ha ricevuto è un dono da accudire e spendere bene. Ritengo quindi che oggi non può essere altro che una donna con tutte le imperfezioni, le possibilità di fallimento, gli errori e le debolezze innate della sua umanità:  si può sempre migliorare, e questa è una consapevolezza basilare, altrimenti il cammino finisce e non ci si evolve più, non si cresce più, ci si ferma nell'illusione di essere arrivati ;). Non è un titolo, è uno stato interiore dell'essere, e a me questa Sacerdotessa di oggi, intesa in questo senso, piace molto di più di quella di ieri. Non è qualcosa che deve essere tenuto nascosto: se si ha il talento per dipingere e si creano opere d'arte lo si nasconde? Se si è medico lo si nasconde? Perchè allora, tra tutte le capacità, attitudini, qualità, proprio la sacerdotessa dovrebbe nascondersi? Il problema è di chi lo sbandiera di continuo per gratificare il suo ego, portando quella parola come un titolo appeso al collo che nel tempo, seppur inconsciamente, diventa pesante come un macigno, una specie di responsabilità alla quale cercare di continuo di dare una spiegazione per ottenere credibilità ma, così facendo, perdendola. Per risvegliare l'Anima Femminile nel mondo, come dimostrato dalla Gimbutas, la Percovich, o Miranda Grey, non serve essere sacerdotesse, non è necessario sfoggiare tal titolo per fare comunità intorno alla Dea. Sacerdotessa quindi lo si è e basta, ed è uno stato dell'essere insito nello spirito di ogni donna, latente fino che non viene da essa stessa, dopo un lungo periodo di ricerca e lavoro su di sè, riconosciuta ed esperita, ma mai, e dico MAI, nascosta. C'è chi vuole farne una cosa quasi elitaria, guardando dall'alto in basso quella che non ha la "certificazione" di qualche nota guru appesa al muro (ps: ora anche io ho la mia targa, :DD anche se Claudia è pluricertificata ma non famosa). Per me invece va intesa in senso molto più ampio, come dicevo, è già latente in ogni donna, lo diventi quando ne prendi consapevolezza, ma è e resta un modo d'essere, che nasce nell'anima e si manifesta tramite ciò che facciamo ed esprimiamo. Quando capisci che il vero Tempio della Dea è la Natura perché la Natura è una manifestazione fisica della Grande Energia, che tu sei parte della Natura e quindi sei Lei anche tu, quando capisci il valore del respiro, che è vita, che è respirare Lei, quando sai che la bellezza intorno a te è parte di te, quando ti senti profondamente connessa a tutta questa Armonia,  quando porti costantemente tutta questa consapevolezza nel cuore e dal tuo centro la porti a modo tuo nel mondo, allora hai già tutto, devi solo ricordarti di rispettarLa, di onorarLa in te e intorno a te, nella terra sotto i tuoi piedi, nella Natura intorno a te, e su, su, fino alle stelle e nell'infinito. Quando sai fare-sentire-vivere questo e mettere la tua personalità vera in questo, che sia il tuo, ma proprio il tuo sentiero, scolpito da te negli anni del tempo, tessuto da te, allora sei già tutto quello che devi essere, e sei molto di più: sei una Sacerdotessa, che in fondo altro non è che un aspetto della Strega (intesa nel senso più alto: donna di conoscenza), è questa LA dedicazione, l'unica che ha un senso, l'unica veramente possibile, quella che Lei ci chiede:
SACERDOTESSA E' UNA PORTATRICE DI ARMONIA
e PARTECIPA al risveglio dell'Anima Femminile del mondo, che è nella Terra e nelle donne, oltrechè nell'Universo e, in piccola parte, nell'uomo così come noi donne siamo in piccola parte portatrici anche di Anima Maschile, che la Estès definiva "animus", anch'esso indispensabile al nostro agire, al nostro successo e alla nostra salute, quindi da non dimenticare. La Terra e le donne però sono state violate, violentate, soppresse, umiliate, schiavizzate, sacrificate, inquinate, brutalizzate da secoli di misoginia, guerre e maschilismo contenuti nel patrarcato imperante da millenni, facendo così appassire l"Anima Femminile del mondo che deve essere risvegliata soprattutto dalle donne nella Terra e nelle donne, ma anche nel cuore degli uomini. Questo compito però, come ho già dimostrato, non richiede di essere svolto da una sacerdotessa, cosi come non serve colei che fa da mediatrice tra gli Dei e gli umani, ma serve colei che nella consapevolezza di essere un raggio divino incarnato, partecipa alla tessitura della tela della vita insieme a tutte le altre forze in un atto di co-creazione: Magia, con la M maiuscola. Questo senso del "tutto è sacro" conduce verso un rapporto profondo ed eticamente rispettoso con la natura, con tutto ciò che vive visibile e invisibile e con l'Universo. La sua conoscenza è la via per la connessione diretta con il divino, e lo scopo è quello di lasciare dietro di se più semi di luce possibili. Una sacerdotessa di Avalon, per come la intendo io, non ti apre le nebbie, ma se gli chiedi un aiuto, ti da qualche strumento per iniziare una ricerca che ti permetta di farlo. Non dico che, per chi lo desidera, non debba fare rituali o cerimonie, ma dovrebbero essere intese come un momento collettivo di condivisione, festa e acquisizione di consapevolezza sacra e non come una sorta di messa in cui una comunità si connette al divino grazie alla mediazione di un tramite.
Per Jhenah Telyndru, può essere una narratrice, una guaritrice, una che "si prende cura", una artista, una emissaria, una custode (magari, della natura, o dei misteri sacri), un oracolo, una ritualista. Sono nove, (come le prime nove sacerdotesse di Avalon, le nove Morgens), le vie che si possono percorrere per onorare l'essere Sacerdotessa, possiamo sceglierne una o più di una.
Se è un termine che vogliamo ancora e di nuovo usare, ed io dico "perché no?", evitiamo di tornare indietro, di voler somigliare ad un passato morto e sepolto, di emulare il patriarcato procrastinando vecchi schemi oggi senza senso indugiando in essi ed evitiamo di fare della nuova Sacerdotessa una idolatra, o una donna superiore e perfetta. Il cammino di ciascuno è personale, non può essere misurato con quello degli altri, quindi nessuno può definirsi o sentirsi "superiore".

Spero di essermi spiegata bene. Non sono concetti facili, e forse alcune mie affermazioni potrebbero essere sembrate contraddittorie, ma nella comprensione di ciò che ho scritto ogni apparente contraddizione si dissolve. Fatto sta che domani è un altro giorno ed io mi sveglierò sapendo comunque, esattamente come ieri, di essere sempre la stessa persona, la stessa Niviane, e di avere ancora tantissime cose da imparare, ed è questo il bello, quello che da il sale a tutto. Io continuerò a fare le stesse cose che già prima onoravano Avalon, e comunque ad andare dove mi porta la vita, della quale non sempre si riesce a tenere saldo il timone, soprattutto nei momenti di tempesta. Ora dietro di me la porta è chiusa; oggi è stato un importantissimo e toccante momento iniziatico di passaggio, e quello che vedo davanti è un sentiero che procede ancora e sempre nel cuore di Avalon, e solo con il tempo, se tempo ce ne sarà, scoprirò in che modo questo procedere avverrà, e cercherò di onorare la mia preziosa dedicazione continuando ad accrescere il mio senso di armonia: questo sarà il mio modo, ed evitando di crearmi catene mentali, spirituali o psichichein alcun modo, anche inconscio. So già, nonostante che la cerimonia di oggi sia stata bellissima, che quello della leader, della creatrice di gruppi, della relatrice e della cerimonialista non è il mio talento ne la mia aspirazione, ne un ruolo in cui io credo o in cui abbia mai creduto. Io preferisco il cerchio, quello senza spigoli ne punte che lo trasformano in una piramide conica. Le cerimonie, intese come eventi sacri "strutturati" (seppur con una ampia componente creativa), periodici e ripetuti, richiedono di esser contenute in una religione, ma io non credo nelle religioni, che siano antiche o di nuova invenzione. Io credo nella possibilità di una evoluzione spirituale, da raggiungere percorrendo un passo dopo l'altro questa vita e delineando il sentiero con il proprio cuore a mano a mano  che si procede ma.... sempre col sorriso. Credo che la natura con i suoi cicli ci parla: possiamo festeggiarla, onorarla ed entrare in armonia con essa, dando ulteriore senso alla vita e portando guarigione, serenità e fanciullesca gioia a noi stessi.
Phyllis Curott diceva "se non ti diverti, non stai facendo la cosa giusta" . Non è un invito a far di tutto una burla, ma a non prendersi troppo sul serio, altrimenti anche un percorso spirituale può acquisire toni decisamente drammatici e inopportuni.

"Diventare sacerdotessa in senso antico non è un processo che possa essere conferito. E' un onore meritato, un potenziale realizzato, un diritto di nascita rivendicato - e soltanto dalla mano di Lei reso tale. Soltanto Lei sceglie coloro che serviranno. Non si diventa sacerdotesse di Avalon leggendo questo o qualunque altro libro. Partecipare a seminari, completare corsi di studio, recarsi in pellegrinaggio, - nulla di tutto ciò ci inizierà mai ai misteri. Possiamo soltanto percorrere il sentiero della sacerdotessa attraverso duro lavoro, ricerca interiore, e risoluzione dei problemi, realizzando cambiamenti positivi nella nostra vita e alimentando la capacità di diventare le donne che siamo nate per essere." (Jhenah Telyndru, da "Avalon Within" testo in inglese, trad.de i Meli di Avalon)
"Ognuno di noi è una lingua di fuoco nel fuoco della Divinità, ed il nostro più grande servizio al mondo è quello di lasciar brillare la nostra luce - di essere chi siamo, e così facendo, illuminare anche i percorsi degli altri [...] la ingannevole umiltà spesso serve solo ad impedire la piena espressione del  proprio potenziale, che a sua volta, priva il mondo del nostro pezzo di creazione ed evoluzione continua " (Jhenah Telyndru, dalle carte" The Avalon Oracle ", carta Artigiano)

"Dopo la Cerimonia di Dedicazione [...] ciascuno di noi porta in vita la Dea tramite le azioni dedicate, le sue espressioni creative, le sue cerimonie, lo studio, la pratica, l'arte, la musica, la danza, attraverso tutte le sue azioni quotidiane. La Dea si esprime nel mondo tramite la natura, [...] senza di noi non avrebbe espressione creativa umana nel mondo. Noi tutte abbiamo talenti, capacità e condizioni di vita differenti, attraverso cui possiamo esprimere il significato della nostra promessa. Alcune di noi sono musiciste/i, e possono cantare la Dea;  alcune/i sono scrittrici/tori, e possono scrivere poesie, opere teatrali e prosa, [...] interpretare miti; alcune/i possono dipingere, creare o scolpire per Lei; alcune/i sono guaritrici/guaritori e possono guarire con le benedizioni della Dea. Alcune/i di noi sono single, alcune/i hanno famiglia, alcune/i lavorano a tempo pieno, alcune/i sono disabili o malati. In tutte queste circostanze così diverse in cui adempiamo alle nostre promesse, ciascuna/o di noi deve imparare a riconoscere la voce della Signora che ci parla [...] e agire in base alle sue istruzioni per le nostre vite." (Kathy Jones, dal testo in italiano di "Priestess of Avalon, Priestess of the Goddess")


Fatto sta che, per ribadire i concetti, io rimango sempre in accordo con questa idea di base che riporto qui sotto, per quanto però ritenga che la parola sacerdotessa possa ancora essere usata in una accezione nuova, e rispetto coloro, come Phyllis Curott, Jenah Telindru ecc... che in America sono legalmente registrate come "ministro di culto", e che ritengo siano splendide donne in un cammino sacro:
"[...] non è affatto impossibile diventare Sacerdotesse, ma che questo non dipende, e non potrebbe mai dipendere, da nulla di esterno. Non può essere in nessun caso qualcosa di concesso o attribuito da altre persone. Essere, per un istante o per tutta la vita, delle Sacerdotesse, dipende solo e soltanto da ciò che siamo dentro, e da ciò che riusciamo a fare con ciò che siamo dentro. Le nostre amate Antenate, Sacerdotesse e Donne Sapienti, impiegavano moltissimi anni per conquistare il loro riconoscimento, e vivevano in profonda connessione con la Natura e con la loro anima divina, ogni giorno della loro vita, isolate dalla vita "mondana" e dedicate costantemente al Servizio alla Divinità.
Non possiamo pensare di raggiungere uno stato d'essere simile al loro in poco tempo, o magari frequentando qualche corso. E per quanti nuovi significati si vogliano dare alla parola Sacerdotessa, il suo significato è e sempre sarà quello che le appartiene sin dal principio, che ci piaccia o no.
Tuttavia, è nelle piccolissime conquiste che avvengono nella nostra interiorità che si sviluppano i Semi, ovvero le potenzialità, di poter un giorno abbracciare la Saggezza di una Sacerdotessa.
Uno dei Principi più importanti della nostra Tradizione Avaloniana è la semplice umiltà dell'apprendere, del riconoscere che non si è mai arrivate, ma che si è sempre in perenne crescita e cambiamento. Se c'è l'Amore per il Cammino, non serve improvvisarsi sacerdotesse... c'è già TUTTO ciò che serve.
Il resto, col tempo, con l'impegno e la costanza, verrà da sè.
E quando sarà, sapremo che non c'è alcun bisogno di parlarne né di dimostrarlo.
Splenderemo e basta.
E chi riconoscerà il divino attraverso i nostri occhi, saprà a sua volta.

Uno dei gesti più importanti, sacri e magici di una Sacerdotessa, ovvero di una Iniziata ai Misteri della Grande Madre, è l'indice portato alla bocca. Il gesto che sigilla il Silenzio.
Perchè non è possibile parlare di ciò che non può essere espresso a parole.

Detto questo, è importante sottolineare che [...] non ci poniamo in alcun modo in contrasto con le altre ramificazioni della Tradizione Avaloniana in cui vengono svolti corsi e training al cui termine viene assegnato il titolo di Sacerdotesse. Camminiamo in pace e serenità accanto a loro, e se ci è possibile collaboriamo con gioia con loro, senza cambiare la nostra natura e rimanendo salde nei principi che fanno parte della nostra Tradizione." (Brano del gruppo "I Meli di Avalon" su FB, scritto da Violet)



Un piccolo frammento visivo del nostro altare traballante sul terreno sconnesso. La Ruota d'Argento

Aggiornamento del 11/06/2017:
Di recente una mia amica che si intende di Astrologia, (in particolare segue il filone di un certo Jan Spiller), dopo avermi fatto degli strani calcoli per stabilire la mia "luna" di nascita legata alle reincarnazioni e agli scopi della vita, mi ha detto praticamente che sono la regina dei misantropi (ma su, non è proprio vero!!). Secondo quel tipo di Astrologia, io sarei una sorta di anima antica e avrei già vissuto moltissime vite passate, tutte in cerca della verità, e tutte come eremita da qualche parte (deserto, montagna), come abitante della natura selvaggia alla scoperta dei suoi segreti, o come sacerdote/essa assorbita all'interno di qualche religione. Sembra che nelle ultime vite precedenti a questa, dopo tanto cercare, io abbia trovato l'illuminazione (??? Ahahah!! Ssseeeeeee!! Va bè, appendiamoci sopra un grande punto interrogativo), e che ora io sia qui per comunicare e condividere, ma pare che la cosa sia piuttosto complicata dato che non ho mai imparato a farlo, a causa dei miei numerosi eremitaggi, o del mio lavoro come "maestro" in cui ero abituata ad essere solo ascoltata senza interazione, quando vivevo nelle mie vite passate. Mi ha poi consegnato le copie delle pagine 113 e 114 di un libro inglese di questo astrologo (mi sembra "Astrology for the soul") in cui è specificato tutto questo. Non voglio commentare questo oroscopo, ma insomma: allora è proprio un destino dell'anima :D !

4 commenti:

  1. Tanti auguri Nivy, sono davvero felice per te, ammiro sempre molto i tuoi risultati e traguardi :)

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  2. Mi piace saperti serena. È importante conoscere il proprio cammino. Mi piace quello che hai scritto sulle sacerdotesse moderne, anche se ho i miei dubbi... in giro leggo molta arroganza, ad ogni modo non importa. Auguri per tutto, e scusa per il ritardo... :*

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    1. Sì, ricordo che avevi scritto sulle sacerdotesse qualcosa tipo "chi siete, cosa mi rappresentate!" e, onestamente, concordo. C'è molta arroganza. E' per questo che scrissi quelle cose sulle "sorelle", è così, l'ho visto e certe volte vissuto. Ma è una cosa molto italiana (come al solito). E' che all'estero sono arrivate prima e oggi sono donne anziane e più sagge (otre che a volte famose), che non hanno più quel bisogno di affermarsi per soddisfare le loro insicurezze, vengono da una scuola spirituale più antica e più seria, che dava valore ala ricerca spirituale e al serio percorso personale più che al palcoscenico o al business, anche se poi è diventato pure quello. E forse è anche un problema di mentalità e di coerenza vera con i valori che si prefiggono. Ma va bè... io non ho intenzione di andarmene in giro col cartello al collo. Per me, condivisa l'esperienza, basta così. ;) .

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