domenica 10 aprile 2016

Glastonbury

Glastonbury Tor

Secondo alcune cronache medioevali, Glastonbury è l'antica "Avalon". Come hanno dimostrato Steve Blake e Scott Lloyd dalle loro ricerche, riportate nel loro libro "Le Chiavi di Avalon", dopo essere andati a vedere numerosi documenti antichi per capire da dove Geoffrey de Monmouth (1100 circa-1155) poteva avere preso il materiale per il suo Historia Regum Britanniae (che sembra ispirato alle opere di Nennio vissuto nel 700 e morto l'anno 809), quelle cronache erano falsate, mentre lo studioso Roger Sherman Loomis, nella sua opera del 1963, le ha ritenute "una delle frodi più sfacciate e di maggior successo". Questa e le opere di "cronisti" successivi erano difatti  operazioni politiche commissionate a tali scrittori da Re bretoni, come ad esempio Enrico II, Re facente parte della stirpe dei Plantageneti provenienti dalla Francia, che nulla avevano a che fare con il Galles sul quale però volevano vantare dei diritti. Così si crearono una bella parentela con tale "Re Artù", che fecero ritrovare falsamente (nessuno ha mai visto le salme) sepolto con Ginevra nei giardini dell'Abbazia di Glastonbury e cambiarono la topografia delle vicende arturiane giocando con le somiglianze tra i veri nomi dei luoghi e quelli indicati da loro, edulcorando così tutta la possibile verità sulla vicenda. Da quel momento per molti Avalon e Glastonbury sono la stessa cosa, e probabilmente per una notevole operazione turistica-commerciale tutt'oggi la gente di Glastonbury afferma di vivere ad Avalon. A dire il vero, Goffredo non cita esplicitamente Glastonbury, ma il primo a farlo fu anni prima Giraldo Cambrense (1146-1223), un religioso, autore, fra le altre cose, anche di opere storiche e geografiche. Giraldo parla di "Glastonia" e l'associa alla "Insula Avallonia", derivata dal britannico "Inis Avallon", che Goffredo de Monmouth chiamava "insula pomorum" (isola delle mele). Sono molto complesse le numerose disquisizioni se Glastonbury abbia o no un vero legame con Avalon, e ormai gli studiosi sono quasi tutti d'accordo per il "no".
In realtà, nelle antiche leggende, Avalon (nome moderno di Emain Ablach, Ynis Afallach, Ynis Witrin, Tir na nOg ecc..... ovvero l'altromondo celtico) si trovava in un luogo irraggiungibile da vivi, a cui era possibile arrivare solo dopo un pericolosissimo viaggio per mare verso l'ignoto, veleggiando verso Nord-Ovest. In questa Terra delle Mele giungevano solo coloro che ne erano degni, e Re Artù ferito e morente fu portato lì da Morgana che avrebbe potuto guarire le sue ferite. Tutti gli altri perivano persi tra le nebbie e impatanati nelle paludi.
Ovviamente "Avalon" è la grande metafora di un viaggio alla ricerca di se stessi.
Detto questo solo per onor di cronaca, oggi a Glastonbury esiste un Tempio della Dea (Goddess Temple) che è il primo tempio dedicato al divino femminile riconosciuto legalmente da quando gli antichi templi furono distrutti, e le sue sacerdotesse hanno creato, in modo soprattutto intuitivo, una sorta di "spiritualità di Avalon".

"Ma i misteri devono soprattutto essere percepiti come veri, devono per forza essere comprovati da un libro scritto molti secoli fa, o da qualcosa di dimostrato dalla scienza? Cosa significa quella prova in ogni caso? E' il modo accettato da alcuni che scelgono di interpretare ciò che scelgono di vedere. Io amo la scienza, e sono sempre stata quasi una fanatica della mitologia e dell'archeologia. Ma esse non rappresentanto l'unico modo di connettersi e interpretare il passato. La Dea e la spiritualità sono una via intensamente personale ed empirica di relazionarsi in profondità col Divino. Come dice Oriah Mountain Dreamer: [...] Una scarsità di pensiero metaforico crea una cultura spiritualmente impoverita. Rileggiamo le vecchie favole, e scriviamo le nostre oggi." (da "The Teachings of Rhiannon" di Katinka Soetens, sacerdotessa del Goddess Temple)

Diciamolo: non importa niente se c'era o no Avalon nel passato in quel territorio. Ciò che conta è quello che c'è oggi, e tutti i cuori che vanno lì cercando le energie di quel mondo leggendario alla fine sono essi stessi a portarcelo e a rendere Glastonbury un luogo di connessione tra questo mondo terreno e quello magico ultramondando celato dalle nebbie, tra i cui meli scintillanti di cristallo e rugiada le Nove Morgen, le sorelle citate da Geoffrey de Monmouth, si occupano del Re morente.


La Sacra Collina del Tor, con le tracce del labirinto scavato sui suoi fianchi

Avalon o no, Glastonbury è davvero speciale. La collina del Tor svetta in mezzo ad una spianata e tutto intorno ad essa è scavato un labirinto che sale verso la cima. Percorrere il labirinto è una esperienza mistica.
Alle sue pendici ci sono due fonti sacre, le cui acque sono annoverate fra quelle chiamate "acque di luce" (tipo quelle di Lourdes per intenderci) e sembra che entrino in risonanza con frequenze di luce elevate, per questo le vengono attribuite proprietà curative. (vibrazione 14.5mila bovis, vedi qui ).
Io posso dire solo che dopo che l'ebbi bevuta, ho pianto.


La Fonte Rossa (The Red Spring) ai giardini di Chalice Well vicino alla collina del Tor

Nicchia con l'immagine della Divina Madre ai giardini di Chalice Well

La Fonte Rossa è ricca di ferro, mentre la Fonte Bianca è ricca di calcio. Entrambe escono dal ventre del Tor e sembra che in origine, prima dell'intervento umano, fossero unite alla sorgente.


Entrata della Fonte Bianca (The White Spring) sempre ai piedi della collina del Tor

Questi non sono gli unici elementi sacri di quel luogo, bensì ve ne sono in tutto il territorio che lo contraddistingue. E' un posto davvero speciale, ed essere sul Tor al tramonto del sole, magari mentre qualcuno suona il didgeridoo dentro la torre come quando io ero lì, è una esperienza che fa davvero bene al cuore e ci rimette in pace con il mondo. La gente che sale sulla Sacra Collina è silenziosa, rispettosa, e sorride anche a chi non conosce. Se poi nella pianura intorno al Tor si alza anche qualche filo di nebbiolina la magia è compiuta. A volte ho davvero nostalgia di quel luogo, e il mio cuore vuole tornarci presto, magari per versare altre due lacrimucce alla Fonte Rossa mentre mi nutre della sua luce.

1 commento:

  1. Non so ancora se farò un viaggio questa estate, ma in tal proposito non mi lamento, ma vorrei andare in questi luoghi... ne ho bisogno! :*

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