lunedì 11 aprile 2016

Cambiamo paradigma

"The Nectar of life" dipinto da Rassouli

Non voglio annoiare parlando ancora di faccende sprituali, ma vorrei dire questo: perché oggi chiamare il divino flusso di energia primordiale, creativa e vitale con il termine Dea invece che Dio?
Non che sia necessario darLe un nome, ma serve un termine breve e coinciso che racchiuda in se tutte le parole che invece servirebbero per descriverLa.
Senza scomodare studiosi come Gimbutas, Mellaart ecc... o teologhe femministe come Mary Daly, direi che ciò si rende necessario perché, anche se cambiamo il senso del termine Dio interpretandolo non come un "padre" ma come quel flusso di energia vitale che è tutto, tale parola nel nostro inconscio e senza che ce ne accorgiamo continua a richiamare i valori del patriarcato così profondamente radicati nella società e quindi da cui siamo tutti condizionati. Tali valori sono quelli delle religioni dogmatiche e di potere, del dominio, del rapporto col divino permesso solo a delle elite di pochi maschi, della violenza e della coercizione, in particolare sulle donne ritenute dal patriarcato come una forma di vita umana inferiore e quindi spesso oppresse se non private dei diritti umani, poiché tale mentalità spirituale si riversa nella società.
Per cambiare questo paradigma è necessario cambiare anche le parole usate, e il termine DEA o Divina Madre richiamano subito quelle caratteristiche di dolcezza, cura, saggezza materna, nutrimento, dare vita, creatività, e anche di severità non aggressiva espressa con saggezza, ovvero tutto l'amore e l'energia nutriente e vitale divina, cominciando però fin da subito a pensare a questa Dea fonte e creato in modo non dualistico, ma le cui polarità sono parte integrante della stessa forza divina anche se nel nostro mondo terreno si esprimono separatamente in tutte le loro sfumature di colori e quindi nel sacro femminile e in quello maschile. Questo nuovo sentimento spirituale potrebbe così guarire anche il sociale, passando da una mentalità del potere, violenza e dominio a quella pacifica della cooperazione, della cura, del rispetto, dell'amore per la vita e la natura, dell'uguaglianza e della libertà. Ovviamente la cosa non deve sfuggire di mano: se mai un giorno questa guarigione avverrà, se mai arriveremo ad avere ristabilito l'equilibrio tra l'Anima Femminile del Mondo e l'Anima Maschile, se mai arriveremo ad aver compreso che l'esistenza è frutto dell'interazione delle due forze opposte le quali non sono scuse per fare una dissacrante differenza di genere ma bensì forze, energie, principi universali presenti in ogni essere vivente, e che nessuna forza ha diritto di soverchiare l'altra, allora dovremo andare ancora oltre e smetterla di guardarci come esseri del "tal sesso" ma come PERSONE, e pensare al sacro e al divino come Pura Energia Vitale, che va oltre qualsiasi genere, forma e colore e si esprime in tutta la manifestazione visibile e invisibile. Il cambiamento di paradigma non deve diventare un motivo per creare un nuovo dominio ma, questa volta, al femminile. Fino guarderemo al mondo con lo sguardo del dominatore, nulla potrà mai cambiare veramente e questa società umana non potrà mai evolversi.  

1 commento:

  1. Hai perfettamente ragione. Credo ci sia troppo "maschilismo", passami il termine, da entrambe le parti, e, soprattutto, menefreghismo+opportunismo.

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