giovedì 10 marzo 2016

Nuove gemme e altri discorsi


Passeggiando sui monti in un momento di sospensione dei super temporali che stanno rovesciando grandine e acqua sul centro Italia da giorni, mi sono imbattuta in questo albero con queste bellissime gemme aperte. Qualcuno sa dirmi cosa è? Sembrano quelle del Salix Caprea o Salicone, ma sono pronta a smentite.
Sono rimasta affascinata dalla bellezza di queste gemme pelosette, dalla abbondanza di esse sui rami, dall'energia vitale che con tale abbondanza raccontavano.
Non è stato facile fare una foto nitida, il vento che sferzava quei luoghi faceva danzare freneticamente i rami.
Ho una grande passione per le piante. Non sono una esperta, le ho un pochino studiate in merito all'erboristeria ma, praticandola solo saltuariamente e non come lavoro, ho involontariamente rimosso molte cose dalla mia labile memoria, per cui ho sempre bisogno del sostegno dei libri di erboristeria e botanica.
Trovo che le piante siano gli esseri più generosi e indipendenti di questo pianeta. Certo, ci sono anche le piante nocive, o velenose, ma spesso ci dimentichiamo che ciò che non è buono per noi lo è sicuramente per la natura o per altri esseri viventi. Quando le piante sono nocive per un ambiente è perché sono state piantate li dall'uomo, fuori dal loro habitat naturale.
Personalmente percepisco le piante allo stesso modo in cui percepisco un animale, ovvero, come un essere vivente e sensibile. Esse reagiscono agli stimoli, se sono accudite e amate ricambiano la loro gioia offrendo tanta bellezza. 

Dal libro "Autobiografia di uno yogi" di Paramansa Yogananda
Capitolo 8 su Jagadis Chandra Bose, uno scenziato indiano, fisico e grande botanico, che aveva creato vari strumenti per studiare le piante fra cui il "crescograph" che ampliava di 10000 la possibilità di vedere le variazioni di crescita:
" (mentre Bose faceva una dimostrazione a Yogananda)
- Applic
herò il crescografo a questa felce' - [...]
Erano chiaramente percepibili i movimenti vitali minutissimi; la pianta stava crescendo molto lentamente sotto i miei occhi affascinati. Lo scenziato sfiorò la punta della felce con una barretta metallica. La pantomima in corso si arrestò bruscamente, per poi riprendere il proprio andamento eloquente non appena l'asticciola venne ritirata
- Come vede, ogni minima interferenza esterna è dannosa per i sensibilissimi tessuti - osservò Bose. - guardi, ora somministrerò del cloroformio e poi un antidoto. -
L'effetto del clorofomio bloccò la crescita; l'antidoto ebbe un effetto vivificante. I movimenti evolutivi che apparivano sullo schermo mi avvincevano più della trama di un film. Il mio interlocutore (per l'occasione nella parte del cattivo) conficcò uno strumento tagliente in una parte della felce; il dolore venne segnalato da fremiti spasmodici. Quando poi infilzò parzialmente il gambo con un rasoio, l'ombra si agitò violentemente per poi placarsi con la punteggiatura finale della morte. [...]
Anni dopo le scoperte pionieristiche di Bose sulle piante furono confermate da altri scenziati. Sull'opera svolta nel 1938 presso la Columbia University il New York Times scrisse: [...]
K.S.Cole e H.J. Curtis hanno riferito di aver scoperto che le singole cellule allungate della pianta d'acqua dolce nitella, spesso utilizzata nei vasi dei pesci rossi, sono praticamente identiche alle singole fibre nervose. Hanno inoltre constatato che se stimolate, emanano onde elettriche del tutto simili, a eccezione della velocità, a quelle delle fibre nervose degli animali e dell'uomo."

Mi piacerebbe guardare in quel crescograph per vedere l'attività delle piante in questo loro potente momento di crescita. Spesso ho sentito i vegan affermare che si nutrono solo di vegetali perché questi non soffrono il dolore. Vi sono molte ricerche che dimostrano il contrario ma dato che le piante non urlano e non guardano con occhi disperati allora si parte dal presupposto che esse non sentano nulla. Credo che tutti gli esseri viventi soffrano il dolore, e che non ci si possa appellare a certe scuse per ripulirsi la coscienza del fatto che per far fronte alla obbligatoria necessità di nutrirci bisogna far del male ad un altro essere vivente seppur vegetale. Anche io sono contro il massacro di animali per riempire la nostra pancia, ma credo che sia importante anche mantenere questa consapevolezza sui silenziosi e immobili abitanti del regno verde, perché spesso prendiamo comunque dalla natura più del dovuto, ed essi meritano non certo il nostro senso di colpa ma semmai la nostra gratitudine ogni volta che ci sediamo a tavola.
Le piante non ci danno solo nutrimento, ma ci danno ossigeno, gli alberi ci offrono frutti, fresco, e ombra nella calura estiva. Sui loro rami e nelle loro cavità ospitano nidi, e le loro radici tengono ferma la terra proteggendoci dalle frane.
Sono gli esseri più saggi e generosi della natura, e spesso la bellezza del paesaggio è merito loro anche in inverno, quando sono spogli e addormentati.
La vista di un prato pieno di fiori, di un campo di cereali dorato e di un bosco lussureggiante ha effetti rigeneranti e positivi sulla nostra psiche, e passare del tempo in questa vitale meraviglia ci colma di energia.
Meritano la nostra gratitudine e il nostro rispetto.

Nella tradizione celtica, c'era una Dea legata alla bellezza della natura vegetale primaverile: Blodeuwedd.




Le leggende narrano che per farla "emergere" dall'altro mondo servirono nove tipi di fiori, e "viso di fiori" sembra essere una possibile traduzione del suo nome. Rappresenta proprio la bellezza e l'energia risvegliata della natura vegetale che si esprime nelle gemme, nei fiori colorati, nel loro dolce profumo trascinato dal vento. La sua saggezza e il suo sapere misterico, che è la saggezza innata insita nella natura, è rappresentata dalla sua associazione con la civetta. Lei è bianca e leggiadra, le sue dita sono lunghe come la nona onda del mare. Lei è la sposa di Maggio, e colei che possiede il potenziale creativo della natura, bellissima, seducente, astuta e potente.

Dal libro di Taliesin, i nove fiori di Blodewedd  (brano tratto dall'ex-sito Avalon Nemeton alla sezione "Le Dee"):
Un bianco bocciolo di fagiolo, poiché è sacro alla Dea e noi dobbiamo cercare la sua benedizione.
Un giallo bocciolo di ginestra, per purificare e proteggere.
Un nocciolo color porpora di bardana, per allontanare gli spiriti malvagi.
Fiorellini gialli della regina dei prati, per una una natura gentile e amorosa.
La primula per attirare l'amore.
Ortica, per accrescere il desiderio di lui e la passione di lei.
Biancospino, per assicurare la felicità della coppia.
La quercia, per il vigore di lui nell'atto dell'amore e per dar loro molti bambini.
Ippocastano, per l'amore vero e duraturo.

Blodeuwedd quindi è anche colei che danza con il suo amante, come il fiore con il polline, ed è il potenziale fertile della natura.
(PS: piccola nota. Non starò qui a raccontarne la leggenda, sul web ce ne sono svariate versioni, ma dato che si è ripetuta la farsa annuale dell'8 Marzo, vorrei porre l'accento sul fatto che tale leggenda narra di una sorta di ribellione del femminile alle regole, ruoli e imposizioni patriarcali, in nome di una possibilità di scelta.)

Ma tornerei alla bellezza della primavera. Essa si rivela anche in queste giornate di pioggia, nella grandine, nell'odore dell'erba, nel tepore del sole, nel colori, nelle sorgenti cariche di neve fusa, nel canto di un merlo che mi ha sorpreso nelle ultime due sere e nel pacchetto di fragole che ho comprato per il Lupacchiotto. In questi giorni sentivo parlare di una eclissi di sole che si è verificata in zone della Terra dove c'era il giorno mentre qui era notte, ma le cui energie influivano su tutto il pianeta. La luce che si oscura ma poi riemerge in tutto il suo fulgore da l'idea di qualcosa che si rinnova mentre il passato viene aspirato via in quell'ombra. Questo nuovo ciclo lunare è quello del prossimo equinozio di primavera ed è iniziato alla luce di questo "rinnovamento", sarà forse per tale motivo che nei giorni passati, come in una sorta di tirar le somme, la mia mente riportava a galla anche nei sogni i percorsi di ieri (per poi dimenticarli). A volte, in questo lungo ieri, ho incrociato sognatori di stelle, molte comete hanno attraversato il mio cammino, ma spesso si sono consumate nell'inganno di un Ego dirompente che cresceva nel nocciolo delle comete stesse mentre volavano verso la conquista di un illusorio posto al sole. Di quelle comete, anche di quelle svanite di recente, resta appena un piccolo ricordo. Mi chiedo quali altri sognatori di stelle mi capiterà di incontrare.
In compenso io resto sempre la stessa, sempre con le stesse semplici convinzioni, sempre sullo stesso sentiero e sempre convinta che lo scopo vero della vita sia quello di essere vissuta. Nonostante tutto, se mi guardo indietro, vedo che ho fatto molta strada, e questo è un buon pensiero anche se la meta è ancora distante, in attesa di essere scoperta, ma ciò che conta in questo "rinnovamento" è capire dove sono ora e andare avanti.  

Nessun commento:

Posta un commento