lunedì 18 gennaio 2016

Un dono portato dal vento

Foto scattata dal Lupacchiotto.
 
Dicono che le Silfidi, le eteree entità elementali dell'aria, esistono solo nelle favole per bambini.
In barba ad ogni controversa previsione meteo, eccomi qua, immersa non solo in una fantastica nevicata, ma di quando in quando in una vera e propria tormenta. Non possono essere state che queste fatine fatte di nuvole e vento al seguito della Regina del Gelo che ci hanno sentito speranzosi in cerca di questo bianco dono invernale e ci hanno accontentato.
Qualche sparuto piccolo fiocco di neve è diventato nevischio, poi il nevischio è diventato neve portata da nuvole pesanti e forti raffiche di vento che hanno colto me e il Lupacchiotto ancora sul sentiero nel bosco dopo una lunga camminata mentre calava la notte. Nel buio, dalle finestre della camera di quel "rifugio" di montagna che ci ospitava, dopo una doccia calda e una zuppa fumante di ceci e patate, vedevamo la neve che trascinata dalla bufera volava via come polvere dagli alberi su cui si posava. Nel silenzio, sotto ad una pallida luna che appariva di quando in quando tra le nubi, si udiva il sibilo del vento.
La mattina dopo sembrava che squarci di cielo azzurro si facessero largo nel cielo del mattino, e così siamo tornati sul sentiero ma la neve ha iniziato a cadere di nuovo. Lo spettacolo che abbiamo trovato era fantastico. La, dove il giorno prima si vedevano ancora terra e prato, il gelo aveva posato il suo candido e soffice mantello. I laghetti di acqua erano di un grigio denso e cupo, mentre dalle rocce pendevano stalattiti lucide e trasparenti come cristalli di rocca. Tutto era imprigionato in quel freddo incanto.
 
 
 
 
 
In certi momenti la bufera si faceva sentire forte e chiara, offuscando il percorso e spingendo la neve fin dentro la giacca. Mi sono sigillata nella mia sciarpa di caldissima lana che ho avvolto intorno alla testa in modo da coprire anche naso e bocca, l'ho bloccata intorno al collo con la mia spilla triskell, e sopra ho messo un berretto tecnico antivento calato fin sopra gli occhi. Oltre a ciò, la giacca imbottita con il collo di pelliccetta sintetica tirato su fino alla nuca, i guanti e un paio di scarponi pesanti mi permettevano di camminare e godermi quello spettacolo senza soffrire troppo le fortissime raffiche che spesso si alzavano avvolgendoci in mulinelli di neve. Intorno a noi era tutto veramente straordinario e selvaggio!
 
 
 
 
 
 
Per fortuna c'erano dei momenti di calma, e in quei momenti la bellezza della natura e degli alberi, spolverati di quella neve che non era ancora stata trascinata via dalla bufera, si mostrava in tutto il suo splendore e la sua suggestione, permettendoci anche di incontrare qualche sfuggente animale del bosco. Tornati dal sentiero, mentre scendeva la sera, ritemprati da tutto quel freddo, purificati, ossigenati, ma soprattutto grati, abbiamo preso la via di casa, la nostra, quella che si trova purtroppo lontana da questa meraviglia, ma non prima di aver goduto delle bontà di una premiata pasticceria. Abbiamo ricevuto il dono di tanta neve, che ha avuto bisogno di tanto vento per arrivare lì, ma c'è arrivata. Portiamo con noi una scorta di questo ormai raro dono invernale nel cuore, il ricordo vivo di quella magia e il calore di un caminetto acceso, accanto ad una finestra affacciata su un bianco paesaggio. Abbiamo anche avuto l'ennesima conferma di come siano sempre di più le cose che fino a qualche anno fa erano considerate scontate e ora invece sono rare, importanti e preziose.
 
 

 
 
 

1 commento:

  1. Anche se un po' in ritardo bentornata, sono contenta di poterti leggere di nuovo :) Sempre bellissime le immagini delle tue escursioni in montagna!

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