giovedì 7 gennaio 2016

Ascoltando il silenzio



Il clamore dei festeggiamenti è finito, i fuochi si sono spenti, i dolcetti sono stati consumati, i festoni luccicanti li ha presi la vecchina dei doni, la magia dei giorni addolciti dalla pasta di mandorle o zenzero si è dissolta e quello che ci resta sono alberi spogli, nebbia e brina. Il Re Agrifoglio ha disteso la sua lunga barba bianca solo, purtroppo, sulle alte cime dei monti, e dopo i canti e le danze tutto torna nel silenzio. Le immagini dei rami nodosi che affrontano il vento umido e freddo, rende ancora più gelido quel silenzio profondo. E' proprio questa la voce della Regina dell'Inverno, la quale però non ha ancora sciolto i suoi lunghi capelli di ghiaccio e, probabilmente, quest'anno ha una aiutante molto pigra che raramente si degna di sprimacciare il cuscino del suo letto dalla finestra, lasciando cadere quelle piume fatte di neve, come nella favola dei Grimm.




Il nuovo sole e quindi il nuovo anno di luce è ormai nato, risplende ogni tanto nitido e timido dietro nubi scure e cariche di pioggia, o affacciandosi tra gli alberi del fitto bosco. Come ogni bambino, esso si corica presto la sera, per cui le giornate sono ancora benedette da bellissime lunghe notti, ed è proprio nel momento del suo saluto alla fine della giornata che dal bosco possono apparire cervi, camosci o lupi, in cerca di cibo. Poi il buio prende il sopravvento e non si vede più niente altro che le ombre e il profilo degli alberi, anche se sembra di essere osservati da mille occhi contornati da cortecce, piume, ciglia, e ascoltando quel silenzio si ode una specie di lungo e profondo respiro.  
Davanti a noi la Terra assume il volto della Cailleach, spoglia, rugosa, addormentata, che nel sonno rigenera la sua vitalità fino che non è tornata ad esser fanciulla. La porta dei giorni nuovi è ormai totalmente aperta. La vecchina si è portata via il passato, ma non i ricordi, ne le cicatrici. In cambio ha lasciato la musica dei sogni, cioccolatini ripieni di speranze e caramelle aromatizzate con nuove consapevolezze. I miei dolcetti sapevano di fiocchi di neve e prati verdi, di brezze di mare, di incanti, di pietre erette, di un tè nel castello magico sulla collina dell'ArdRi, e avevano la forma di una barchetta di cristallo e nebbia, di una vecchia bici blu polvere di stelle che si chiamava Alice, di ali angeliche, di una capiente valigia, di morbide nuvole, di petali da soffiare in cielo per accendere nuove stelle, di scarpette magiche che costringono a danzare la vita, e di una bacchetta magica capace di far scomparire la follia che dilaga nelle Terre di Fuori, ma aimè, era senza istruzioni. 
Finito l'incanto delle feste viene spontaneo pensare al futuro.  Si spargono le ceneri del grande ceppo di quercia, si cerca di ricordare i passi di danza che muovono la Ruota della vita. Allo spegnersi delle candele si è acceso il domani. Non amo fare propositi, ne pronostici, ne bilanci: le maree spesso mutano, e niente resta ciò che sembrava essere, il fiume scorre, possiamo e dobbiamo curarne gli argini, ma non lo si può fermare.




Lassù sui monti in cerca di una neve irraggiungibile, la nebbiolina che si poggia per terra mi copre di microgoccioline. Nei punti più esposti al vento le forme contorte di alberi e cespugli si stagliano contro il cielo grigio, mentre intorno l'unica presenza in movimento è quella del vento stesso che accarezza e inumidisce i capelli. Imbacuccata in abiti pesanti, scarponi, guanti, sciarpone e berretta calata fin sulle sopracciglia, mi godo quel paesaggio, quel silenzio, ferma sul ciglio di un dirupo. E' un tipo di paesaggio e di atmosfera in cui mi trovo a mio agio. In quel silenzio, tutto sembra sospeso, in attesa. Gli alberi rivelano il sonno della Natura, poiché la loro vitalità si è nascosta nelle radici, al riparo dal ghiaccio, ma riesce comunque a mantenere attaccate un po' di vecchie foglie secche e addirittura alcuni frutti, appesi come le sfere dorate che fino a ieri decoravano l'albero di Natale. Pare che ormai solo la primavera con le nuove gemme possa farli cadere.  





La Natura si limita sempre all'essenziale, la sua bellezza e la sua saggezza sono semplici.
Ho riflettuto e messo in discussione molte cose nell'ultimo anno, ma è proprio il cercare di essere in sintonia con quella semplicità che mi ha aiutata a fare chiarezza. La semplicità è la chiave.
Se c'è una cosa che dobbiamo tutti riscoprire in questo mondo, e soprattutto in questa parte del mondo, è il ritrovare un modo più semplice e vero di vivere e di essere, un modo più creativo, più spontaneo, più guidato dal cuore e dall'anima che non dalle pubblicità, dai media, dai social, dai condizionamenti sociali, dagli idealismi, dalle odierne religioni.
In questi giorni mi è capitato di rivedere un film che adoro, ovvero Piccole Donne, quello uscito nel 1994, e basato sul romanzo di L.M. Alcott. Lessi quel libro all'età di 8 anni, quando mi fu regalato da un parente. Adorai subito quella bella famigliola di donne indipendenti, e soprattutto mi rispecchiavo moltissimo in Jo, dato che come lei avevo come migliore amico il figlio di vicini di casa, esattamente come Laurence per Jo, giocavo sempre con lui a giochi che venivano considerati "da maschio" (ma non esistono giochi "di genere" nella mente saggia dei bambini), in estate scorrazzavo con lui in bicicletta, facevo gare di bilie con i maschietti del quartiere, a volte mi azzuffavo con quelli che erano aggressivi verso il mio amico (che era un filino più piccolo di me), ero sincera e chiacchierona, e scrivevo storie che il mio maestro andava a leggere per tutte le classi della mia scuola. Come Jo non amavo gli sdolcinamenti ne gli abiti che non mi permettevano di sentirmi libera, e  mi divertivo a prendere in giro mia sorella che era civettuola come Meg o Amy. Allo stesso tempo però, ero un po' timida, quasi quanto Beth, e proprio come lei consideravo le mie poche e un po' scalcinate bambole come degli esserini indifesi che dovevo curare, vestire e ogni tanto portare a passeggio.
La bellezza di quel libro è proprio nella semplicità e dignità della vita di quelle piccole donne e della loro dolcissima e saggissima madre. Anche se, come è naturale, non mancavano i desideri di potersi concedere ogni tanto qualche lusso, la loro vita era fatta di cose semplici, anche i pensieri erano semplici, vivevano in una casa modesta, eppure la loro allegria era contagiosa e conquistavano sempre la benevolenza di tutti. I rapporti con le persone erano concreti, non c'era il cellulare nel periodo di ambientazione della storia :D (seconda metà dell'800) per cui non venivano inviati i messaggini o i post su FB. Tutto era assolutamente diretto e vero. Tutti si aiutavano.
Non sono una persona contraria alla tecnologia, anzi, adoro un certo tipo di tecnologia che rende più semplice la vita, ma è sbagliata quella forma di "dipendenza" che c'è verso di essa, l'uso paranoico che ne viene fatto e che sta creando separazione tra le persone. Molti non riescono a stare insieme e comunicare nemmeno quando insieme lo sono veramente, troppo indaffarati ad esibirsi su web/social con gente che non conoscono piuttosto che ascoltare gli amici in carne ed ossa. Inoltre, c'è tutta una tensione verso abiti, acconciature e oggetti trendy, glamour, vintage, fashion ecc... ecc....(io mi stanco solo a dirle queste parole), la gente è stata ipnotizzata dalla tv, dalle pubblicità, e il messaggio che riceve è "compra questo e quello, perché solo così sarai più bello, più amato, più felice ecc..." . Lo stesso discorso è valido per la ricerca di una giovinezza eterna, suggestionati dai modelli di donna/uomo proposti in ogni dove, che conduce le persone a gonfiarsi col silicone, a sottoporsi a cure/interventi chirurgici al fine di apparire sempre  sexy e affascinanti, trasformandosi in una sorta di Dorian Gray, o a soffrire se non possono permetterselo. Non che ci sia nulla di male nel farsi il tablet ultimo grido, andare al centro estetico o comprarsi una cosa modaiola, ognuno fa ciò che gli fa piacere, bensì è l'ossessione e l'attaccamento verso queste cose che non va, e che porta le persone a perdersi e non riconoscere più la vita vera, oltre che esaltare totalmente il proprio Ego e dimenticarsi degli altri.
E' quella semplicità che è necessario ritrovare, quella che possiamo apprendere anche osservando un albero spoglio nel suo letargo affidato a Madre Natura, ascoltando il silenzio, ascoltando noi stessi scendendo giù, in profondità, come le radici nella terra, salendo su, nello spirito, come i rami verso il cielo, e rendendosi conto che forse abbiamo molto più di quello che pensavamo, conservato con cura nella purezza della nostra bambina/bambino interiore.


https://www.youtube.com/watch?v=Aw1s4okHcsE

1 commento:

  1. Sì mia cara, SEI PROPRIO TORNATA. Tu, con la tua scrittura che sembra sussurrata direttamente dalla Dea, perché sai descrivere la Natura e le pieghe dell'anima fin troppo bene.
    Anch'io amo molto "Piccole donne", in tutte le loro versioni e, come te ma un po' di meno, mi riconoscevo soprattutto i Jo. Le pagine del romanzo della Alcott sono immortali, proprio perché parlano di autenticità e semplicità.
    Quanto all'attaccamento a giovinezza e tecnologia, è una cosa su cui tutti dovremmo riflettere. Ho conosciuto una professoressa in pensione che, dopo essersi fatta mettere il pc in casa, per un mese non ne è uscita, inghiottita da internet. Ci stava tutto il giorno, aprendo una finestra dietro l'altra. E' un labirinto, è facile perdersi. Bisogna reimparare a usare tutto questo per quello che è: uno strumento. E usarlo quando serve davvero.
    Quanto al mito dell'eterna giovinezza, beh, è anche un business, quindi da lì ne usciremo con maggiore difficoltà...
    L'importante è che chi è "sveglio" continui sulla sua strada e magari, proprio come fai tu, semini...
    Un abbraccio di cuore,
    Balkanica

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